Recensione
Protocol Uniform
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elettro-industrial Voti redazione e staff

Uniform

Protocol

Planet Mu Records

Dietro l’appellativo Uniform, si nascondono Wajid Yaseen e Alice Kemp. Il primo, noto anche come 2nd Gen ha un passato come bassista dei Fun-da-mental, come produttore (Spears Into Hooks di Meira Asher…) e ha all’attivo anche un paio di discreti lavori di industrial-noise mid-tempo, mentre la seconda, nota anche come Germseed, si muove nell’ambito della Lazarus Corporation, una sorta di collettivo artistico. Insieme, producono uno dei suoni più disturbanti dell’attuale musica elettronica di matrice industrial, andando direttamente a ricollegarsi all’alba del genere: Throbbing Gristle, Coil, Nurse With Wound, Suicide, un po’ tutta la no wave, cose così...

Se VVV, Pan Sonic & Alan Vega, erano l’unica resurrezione possibile del genere, gli Uniform nel 2006 ne sono già la morte a lavoro. Arrivando dopo un primo disco promettente e acerbo, come Not A Word, Protocol mostra malizie produttive e intelligenze creative di primissima fattura. Il suono del duo è soprattutto un vuoto stordente in cui ambientare disastri e traumi di ogni sorta; un mantello ruvido fatto di aghi, ferro e uncini che cala come nube tossica su qualunque idea, anche solo vaga, di melodia. Costituita soprattutto da un martorizzante taglia e cuci sulle frequenze, quella degli Uniform è dark ambient disastrata, epilettica, ritmicamente instabile, che raggiunge i suoi apici in costruzioni storte e squilibrate come Lucid Lucid Lucid e The Cynics Lantern o come nelle oscillazioni metalliche su pianto infantile di If  e negli angusti ambienti asettici à la Hafler Trio di He's Above His Station.

In sostanza, una scenografia da apocalisse urbana per gli ultimi sopravvissuti rimasti sulla terra. In prima fila Lydia Lunch, come sempre morbosa e carnale, nell’iniziale Sex Is A Contract, History Is A Trick, e ancora il declamante Dalek in A Swollen Vendetta, Olga Naiman in Day 7 In The Season Of Mistakes, il body-media artist Franko B., di No One Saw The Difference, Terry Edwards, sotto le sembianze del suo sax teso ed isterico in The Symbolist e tanto per chiudere il cerchio, l’allucinato vita natural durante Alan Vega in When The Sun Turns To Numbers.

Protocol getta le basi per nuovi, ammalianti, sviluppi futuri, evitando ovvietà industrial, grand guignol di cattivo gusto e effettacci sonori da serie b. Un lavoro contratto, conciso, conturbante, in sostanza maledettamente efficace.

(7.3/10)

Scheda: Uniform

Pubblicazione: 06 Agosto 2006

File under: elettro-industrial

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