Recensione
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Genere

avant

Data di uscita

Settembre 2006

Pubblicazione

23 Settembre 2006

Tirath Singh Nirmala

Bluster, Cragg & Awe

Digitalis

John Clyde-Evans è stato - ed è tuttora - uno dei segreti meglio custoditi della contemporanea psichedelia britannica. Con un misterioso passato negli Hood e un ancora più misterioso disco solista alle spalle, Evans ha fatto perdere le proprie tracce per sette lunghi anni, completamente immerso in un viaggio in India che lo ha visto convertirsi al Sikhismo. Due anni or sono, grazie alla spinta propulsiva dell’amico Neil Campbell della Vibracathedral Orchestra, Evans riapparve come musicista, con il suo nome da convertito: Tirath Singh Nirmala. E’ facile intuire perché Campbell abbia dato una mano a Evans, prestandogli un suo quattro tracce e permettendogli così di dedicarsi nuovamente alla musica, così come è facilmente intuibile l’affinità elettiva con Richard Youngs che si è subito affrettato a collaborare con lui.

Il lavoro solista di Evans univa mirabilmente minimalismo, drone music e folk albionico, creando paesaggi sonori a volte tetri e sinistri, a volte bucolici e pastorali, a volte semplicemente…strafatti. Si capisce benissimo perché dopo la sua scomparsa, qualcuno prese a definirlo come il nuovo Syd Barrett. Sotto le sembianze di Tirath Singh Nirmala il discorso è sostanzialmente lo stesso, ma al posto delle eteree elucubrazioni profumate d’Albione si lavora di world music e soprattutto sud est asiatico.

Nagg Clef Seatpoint è infatti subito in apertura una pantomima alla Sun City Girls. Vengono in mente soprattutto quelli della serie Carnivale Folklore Resurrection, in questo assemblaggio di gong giavanesi e vocalizzi induisti. Ma a Evans può riuscire facilmente di meglio, come nella new age asiatica della seconda Moor Edge Hush: quattro corde lasciate a riverberare ripetutamente, gong, campanelli e un flauto traverso nipponico a evocare distanze siderali. Le frastagliate e vivaci frequenze di The Burning Moon e Sehaj giocano con il ritmo e il missaggio di strumenti, assemblando danze etniche che per atmosfera non si discostano poi molto dalle cose di Ben Reynolds. Gli undici minuti di Revine Mists Rising si abbandonano a peso morto in un tempo immaginario dalle fragranze vagamente arabe, per una musica eterna dove ogni drone è una vita intera. La chiusa finale è partorita insieme a Richard Youngs con Rytsn 7.14 : folk nipponico che utilizza una miscela di strumenti della musica tradizionale giapponese.

L’appeal commerciale di questa musica è prossimo allo zero assoluto, ma la creatività e l’intelligenza che muove i fili di queste composizioni è una merce abbastanza rara nel marasma della scena drone folk di inizio millennio. Tirath Singh Nirmala dovrebbe, tra l’altro, partire per un nuovo lungo viaggio in Oriente. Speriamo che non stia li altri sette lunghi anni.

(7.3/10)

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Antonello Comunale (Album 2006)