Recensione
They Mean Us Ladies (The)
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post indie rock Voti redazione e staff

Ladies (The)

They Mean Us

Temporary Residence

Le “signorine” – ladies - in questione sono il romantico di San Diego, Rob Crow dei Pinback, e il metallaro barbuto, Zach Hill degli Hella. Sotto questo ironico appellativo i due si dedicano a quella che sembrerebbe essere esattamente la somma delle parti: sbilenco melodismo indie-pop più percussioni nervose ed epilettiche.

Una simile ricetta produce soluzioni divertenti, anche se fini a sé stesse. Ascoltare i The Ladies è come ascoltare un gruppo death metal che si atteggia a college band da campus universitario. La doppia cassa di Zach Hill messa sotto le chitarrine indie è un assurdo musicale. Un po’ come mettere la nutella sulle patatine. Eppure in parecchi frangenti funziona, come quando alimenta nervosamente mancati classici dei Pinback, per esempio Vacation, Asphyxia, Vacation e Non-Threatening.

They Mean Us è un disco che risente anche di certa “scuola di Chicago”. Il nervoso e albiniano controtempo  di So Much For The Fourth Wall o gli shuffle creativi alla Doug Scharin (June of ’44, Codeine e Him). Dal canto suo, l’instabilità percussiva trasporta tutto verso lidi free jazz, che per forza di cosa richiamano alla mente il Capitano e la sua Magic Band. Rob Crow, invece, conferma il piglio per la melodia facile, a presa rapida. Forse manca un po’ di originalità. Anzi, forse non ce n’è affatto, nei ritornelli di Empathy On A Stick, Nice Chaps, Buddy e And Them, ma tutto si lascia ascoltare ugualmente.

Un lavoro senza infamia e senza lode, che vive ingabbiato nella sua schizofrenia.

(6.4/10)

Scheda: Ladies (The)

Pubblicazione: 23 Luglio 2006

File under: post indie rock

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