Recensione
Object 47 The Wire
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Wave pop Voti redazione e staff

The Wire

Object 47

Pink Flag

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La monetina è caduta a terra e ha detto a gran voce “Croce!”. Non sono impazzito ma mi riferivo al finale della recensione del precedente EP Read & Burn 3 dell’anno scorso, e al dubbio che di canzoni indorate si dovesse tornare a parlare per l’album successivo.
Object 47 è infatti un abbandono da parte di Colin Newman alla scrittura che vuol fare a meno di ciò che gli Wire stessi avevano messo sul banco come necessario per la loro musica: la complessità, niente di più, niente di meno. Il basso del’iniziale One Of Us è uno specchietto per le allodole di qualche secondo, che presto lascia il posto a una melodia vocale facile facile, a una canzone ben fatta, ben strutturata, con tutte le cose a posto.

C’è chi dirà che questo non è per forza un problema, e invece per me lo è, perché si parla di Wire e perché in fin dei conti Send lasciava un barlume di possibilità, di incertezza, correlativo di quei momenti dei primi dischi della formazione in cui non si sapeva dove sarebbe andato a finire ogni brano. Mekon Headman fatica invece ad arrivare alla fine, nel lettore, proprio perché inevitabilmente anche a sentirla tutta non ci sono sorprese. Certo potrebbe essere ora di smetterla con un pedante paragonare la produzione di oggi con quella di così tanto tempo fa – anche se Patient Flees in qualche misura ce lo impone ancora; e proviamoci, a non farlo più.

Cosa rimane degli Wire? Un gruppo che dimostra di voler dare spasmi post-punk (torniamo al ciclo di EP sopra menzionato) ma anche di voler fare del pop inglese con radici nella metà degli anni Ottanta (Four Long Years). Da qui, andando oltre, i ragionamenti sono due, purtroppo anche questa volta con piglio detrattore; come prima cosa, pur dimenticandoci i confronti col passato, dobbiamo ammettere che con Object 47 un passato gli Wire se lo stanno scegliendo, e ce lo restituiscono con una ingenuità (o faccia tosta) disarmante; come secondo punto, non si può passare sotto silenzio che, sebbene ci siano due anime negli Wire di oggi – una arrembante, l’altra morbida e easylistening – esse non comunicano quasi mai. Quando lo fanno mostrano potenzialità vivide (Hard Currency), che rimangono allo stato di eccezione. Peccato, no?

(5.0/10)

Scheda: The Wire

Pubblicazione: 07 Gennaio 2008

File under: Wave pop

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