Recensione
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Genere

pop

Data di uscita

Settembre 2006

Pubblicazione

14 Settembre 2006

Guillemots

Through The Window Pane

Naive

Viste le premesse, facile prevedere che i guiLLeMoTs arrivassero ben preparati alla prova del nove. Ecco quindi che l’esordio sulla lunga distanza, il tanto atteso Through The Window Pane (che segna il passaggio definitivo alla Polydor dopo i singoli usciti nel corso dell’ultimo anno e mezzo) suona come una sfida ineluttabile, assumendo nella forma i connotati di un trionfo a priori. In questi dodici episodi la band di Fyfe Dangerfield non risparmia infatti nessuna risorsa a disposizione, e anzi non si fa mancare nulla - ma proprio nulla - quanto a grandeur e ambizione: rispetto al pur sostanzioso assaggio del mini From The Cliffs, la proposta viene ridefinita e focalizzata in direzione di arrangiamenti maestosi ed esagerati – scritti e curati nel dettaglio dallo stesso leader - , che puntano sulla solennità, l’enfasi, l’effetto speciale prima ancora che sull’immediatezza (che pure c’è, attenzione), arrivando a lambire il kitch in più punti.

Pop, jazz, soundtrack, wave, esotismi brasileiri sono fusi in un amalgama che sa di irreale, di esagerato, di fantastico, tra il limbo fatato degli ultimi Mercury Rev, Pet Sounds e il circo spaziale dei Flaming Lips, senza dimenticare la drammaticità di certi Floyd watersiani (Come Away With Me). Il songwriting giocoso e scanzonato di scuola eighties (Cure vs Dexy’s Midnight Runners) viene relegato alle già note Made Up Love Song #43 e Trains To Brazil, più le nuove Through The Window Pane e Annie Let’s Not Wait; per il resto dominano ballad in punta di piedi (Little Bear, Redwings – con il controcanto della special guest Joan As Police Woman - , If The World Ends, Blue Would Still Be Blue), attraversate da barlumi orchestrali che accentuano il lirismo buckleyano della voce di Dangerfield.

Certo, spesso si calca talmente la mano che il rischio della parodia involontaria è dietro l’angolo, ma prima ancora che a uno sbruffone sfoggio di virtù pare di assistere a una sorta di musical a cartoni della Disney sognato da Lewis Carroll, in cui la fanno da padrone fantasia ed immaginazione portate all’estremo. Valgano su tutti gli undici minuti conclusivi di Sao Paulo: incedere cinematico, un climax progressivo in cui la voce si fonde con l’orchestra in un’atmosfera tra carnevale e Mission Impossible con tanto di finale in technicolor, da Hollywood d’altri tempi.

L’impressione è i guiLLeMoTs abbiano voluto sparare le cartucce più rumorose ed appariscenti del loro arsenale, con l’intento – tutt’altro che discutibile - di mostrare di essere capaci di creare un proprio immaginario, un universo privato che si regge su regole autonome. Riuscendoci in pieno.

(7.3/10)

Scheda: Guillemots

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Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2006)