Recensione
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Genere

noise

Data di uscita

Novembre 2006

Pubblicazione

17 Dicembre 2006

AA. VV.

Fun From None - Live From the No Fun Fest 2004 & 2005

Load Records

Prosegue inarrestabile il declino della civiltà occidentale. Non è più questione di punk californiani o metalheads della bay area. Quella targata 2000 non è gioventù che si brucia con quattro accordi suonati in velocità. Il nuovo statement è la dissoluzione. Disintegrarsi. E’ dall’angusta e macabra New York anni ’80 che usiamo il termine noise con dovizia di causa. Allora chiamavamo a raccolta gentaglia rispondente al nome di Live Skull, Unsane, Sonic Youth, Swans, Foetus, Cop Shoot Cop, Band of Susans. Ora il ventre molle dell’America repubblicana rovescia generosa altri orrori sonori per la nuova e cinica generazione del dopo Columbine e li passa tutti in rassegna, come un eccitante e morboso freak show, nel No Fun Fest di Brooklyn. Un appuntamento ormai imperdibile come ogni convention di settore. Come il Terrastock per i weird geeks o l’Instal per gli avant yuppies. Al No Fun Fest va però di scena il rumore.

Quello selvaggio e incontaminato di Alan Licht, che paga evidenti tributi ai Contortions, quello delle star da magazine, Wolf Eyes, che primi fra tutti hanno capito come capitalizzare vendendoci qualunque cosa sfruttando le aste su Ebay; quello della musa Kim Gordon, come sempre inquietante, che declama il vecchio refrain di Satisfaction con un piglio assai più nevrotico e uterino della performance di Bjork e Pj Harvey. E ancora il primo DVD dedicato agli show del 2004 passa a documentare le performance di Hair Police e Nautical Almanac, fino a raggiungere il climax con il rumoroso sabba pagano dei Double Leopards e con il violentissimo free jazz di William Hooker, sporcato dalle chitarre di Lee Ranaldo e Roger Miller.

Meno entusiasmante il secondo DVD che documenta il 2005. Se Prurient non riesce a far niente di meglio che provocare un po’ di feedback, sono i Magik Markers e l’irrefrenabile Chis Corsano dei Giffoni Death Unit a mostrare il vero lato selvaggio della strada. Per il resto gli highlight del disco sono Heathen Shame, che si ispirano evidentemente al lato più violento dei Sonic Youth, i mascherati Nihilist Assault Group, i pacchianissimi Macronympha con al centro della scena una ragazza in completo sadomaso che viene palpeggiata da Joe Roemer, mentre Dominick Fernow, ovvero Prurient, dietro continua a spaccare di tutto. Si chiude in bellezza con i padri del frastuono free: i Borbetomagus.

La regia di Chris Habib è una delle cose migliori dell’operazione. Il taglio del montaggio e gli effetti sulle riprese enfatizzano, sottolineano, gettano uno sguardo stringente sulla fisicità delle performance. A volte le riprese sono rallentate in slow motion, oppure sgranate in bianco e nero. Il meglio lo si raggiunge con il capitolo dedicato ai 16 Bitch Pileup, dove in un rallenty e con più dissolvenze incrociate si vede solo il branco dei corpi del pubblico, che si strattonano, urlano, si avvinghiano l’un l’altro. Una questione di sangue e sudore. Dopo tutto il rock cos’è se non questo?

(8.0/10)

Scheda: AA. VV.

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