Nonostante la Kranky si affretti a dire che Feels Like Home “bilancia l’approccio maggiormente acustico del recente omonimo album con l’elettricità del suo primo materiale”, la cosa che balza subito alle orecchie, ascoltando il disco, è una sensibile riduzione della durata media e un progressivo prosciugamento degli elementi più sperimentali e dronati del suo sound.
Al quarto disco, quindi, Jessica Bailiff continua il processo inaugurato dall’omonimo del 2002, ma calca ancor di più la mano e quello che ottiene è un disco quasi completamente e ordinariamente folk. L’elettricità di cui parlano esce fuori in modo determinante solo in If We Could. Non che questo sia qualcosa di necessariamente negativo, ma è un elemento che cozza con il fascino che lo stile della cantautrice dell’Ohio aveva avuto fino ad ora. Del giro Chairckikers dei Low, infatti, la Bailiff era stata la testa di serie numero uno. L’unica capace di amalgamare con personalità il tradizionalismo folk, il passo slow core e il droning lisergico.
Non è stato un caso che abbia collaborato con David Pearce dei Flying Saucer Attack, perché è da dischi come Rural Psychedelia e Further che lei nasce. Su Feels Like Home il lato acustico del suo sound, pulito e imbronciato, evocativo e diafano, prende il sopravvento, come attestano brani come We Were Once, Lakeside Blues, Brothers La, Evidence, Pressing e la conclusiva With You. La stordente alchimia post shoegaze degli esordi può essere ricordata nello strumentale Cinq e in Spiral Dream.
La misura dell’arte della Bailiff era un bilanciato equilibrio tra tradizione e sperimentazione. Una musicista né troppo standard, né troppo out. Se si normalizza, per forza di cose deve risaltare la qualità delle composizioni. Per il momento il songwriting deve ancora essere affinato e il canto monocorde non aiuta di certo.
(6.3/10)
Scheda: Jessica Bailiff
Pubblicazione: 05 Agosto 2006
File under: post folk
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