Recensione
Through The Cardial Window Gregg Kowalsky
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ambient Voti redazione e staff

Gregg Kowalsky

Through The Cardial Window

Kranky

Il curriculum di Gregg Kowalsky segnala un master in Electronic Music And Recording Media al Mills College sotto la guida di Fred Frith e un’esperienza europea a base di show e performance dietro l’appellativo Osso Bucco, con il quale ha anche pubblicato un discreto split ep diviso con Ljudbilden & Piloten.

Al suo debutto su Kranky, il musicista californiano si inquadra pienamente nell’estetica eterea della label. Un punto di incontro tra sottigliezze ambient, stressature lisergiche, elegie folk, rumorismi acidi, arcane evoluzioni post 4AD e ipnotismi kraut. Un suono che ha fatto epoca e che sembra trovare nella modulazione elettronica dei suoni d’ambiente nuova linfa vitale, come attestano, soprattutto, gli ultimi lavori di Keith Fullerton Whitman. Kowalsky si pone lungo questa scia, progettando raffinati soundscapes dronici che sembrano incidere l’etere e sonorizzare l’atmosfera.

Filtra attraverso il pick-up di una chitarra acustica una pièce scritta di suo pugno per il Mills Ensemble, tratta i suoni prodotti da una chitarra acustica ripiegata e da un condizionatore rotto, rielabora frammenti sonori targati Isis nella mesmerica Into The Marshes They Drove Me. Non gli manca il piglio visionario. Non è semplice ambient da mobilio quella che sottende costruzioni complesse come l’iniziale Ashes From Eversore, il cui lento e stordente crescendo strumentale ha più di qualche punto di contatto con quello di Sun Drugs degli Stars Of The Lid. Sempre molto controllato nelle tessiture elettroniche, il tratto di Kowalsky è deciso e ricercato, sia nei suoi lati più “noisy” (Gara Note) che in quelli più minimali (Tendrils). Insomma, musica per quando l’aereo è già decollato.

(7.2/10)

Scheda: Gregg Kowalsky

Pubblicazione: 06 Maggio 2006

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