Recensione
Dull Lights Eric Chenaux
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folk Voti redazione e staff

Eric Chenaux

Dull Lights

Constellation Records

La Constellation si sta spingendo verso una marcatura sempre più direttamente folk. E’ una tendenza in atto già da un po’, ma con l’uno–due di quest’autunno - il presente lavoro e quello di Sandro Perri - questa inclinazione subisce una vera e propria investitura formale. Eric Chenaux è peraltro una vecchia conoscenza della scena di Toronto, avendo su curriculum un’attività musicale di lungo corso e sulle spalle varie formazioni e progetti, tra cui anche collaborazioni con Perri stesso. Dull Lights è un disco folk formalmente ineccepibile, che un po’ si fa fatica ad immaginare tra un Do Make Say Think e un Silver Mt. Zion.

La prassi è quella della ballata acustica, leggera e confortevole, che però a tratti rischia di languire eccessivamente come in Weather The Wind o nella Dull Lights che dà il titolo al lavoro. Molto meglio le influenze scozzesi che lo fanno sembrare una strana versione yankee di Richard Youngs e che contraddistinguono diversi brani del disco come Worm And Gear, White Dwarf White Sea e However Wildly We Dream. La palette strumentale è composta essenzialmente da chitarra, banjo e percussioni jazzate con l’uso sovente delle spazzole. Una filigrana sonora dal deciso piglio unplugged affidata a fidi collaboratori di Chenaux, come Martin Arnold e Nick Fraser. La fragranza rustica e da focolare domestico di Chenaux non mancherà di attirare qualche estimatore del suono acustico, eppure non sembra il migliore dei biglietti da visita per le produzioni targate Hotel2Tango, o per lo meno il migliore del nuovo corso.

Chenaux deve limare ancora di più il songwriting. Le spastiche andature di Memories Are No Treasure oWhite Dwarf White Sea, più che far pensare ai cavalli di razza come Red Red Meat e Califone, fanno venire il sospetto che non si sappia esattamente come concludere il brano. La voce poi non è il massimo dell’originalità, con quel timbro chiaro e pulito, come un Will Oldham prosciugato delle sue qualità. Non il miglior disco della Constellation, insomma.

(6.0/10)

Scheda: Eric Chenaux

Pubblicazione: 23 Settembre 2006

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