Recensione
A Vintage Burden Charalambides
Cover image
psych folk Voti redazione e staff

Charalambides

A Vintage Burden

Kranky

Bookmark and Share Gallery

Incastonato tra i due splendidi Ep Live/DeadDead/Live, omaggi ai Grateful Dead e al contempo intense polaroid dal vivo, il nuovo lavoro effettivo dei Charalambides viene licenziato da Kranky e segna il distacco dal gruppo di Heather Leigh Murray. Ritornati un duo, il suono dei Carter si fa di nuovo carne dopo le vertigini opache e impenetrabili del densissimo Joy Shapes. Si ritorna un po’ alle origini, ad un suono folk allucinato e arso sull’asfalto delle strade intorno Houston, con quel minimo di weirdness che non sembra mancare mai ai suoni rock prodotti nello stato più reazionario degli States (Butthole Surfers, Jandek, Red Crayola, Pain Teens, Windsor for the Derby, Bedhead, ecc…).

Il passo languido e ascetico di There Is No End infatti si sintonizza immediatamente lungo le coordinate narcotiche dei vari Houston, Union, Market Square. Arpeggi al rallenty e doppia voce di Christina in stato di ipnosi permanente. L’intro fa il suo effetto, ma il resto del lavoro si ammorbidisce sempre più sulle melodie eteree e pronunciate di Spring e Dormant Love. I suoni acustici, puliti e nettissimi, nel missaggio finale si animano in sordina dietro la traccia vocale, sceneggiando ritornelli epici. I Charalambides tendono sensibilmente verso una forma più pop. Si sciolgono le polveri che incrostavano il folk brumoso di Market Square all’apertura aerea di Dormant Love e della splendida Two Birds, che forse complice anche l’assonanza vocale, sembra ricordare la Two Steps dei Low di Secret Name.

Il sentimento avvertito e intimo della melodia e il passo lento delle cadenze ha più di qualche punto di contatto con il cosiddetto slow core. Nel momento in cui i texani rinunciano alla carica avanguardista delle loro pagine migliori, si accasano presso una tradizione già ampiamente esplorata e che loro stessi avevano in qualche modo, per vie traverse, contribuito ad alimentare. Che il passaggio sia indeciso e i tentativi tutt’altro che certi, lo testimonia l’imponente Black Bed Blues, un tappeto acustico di diciassette minuti che permette a Tom Carter di esprimersi in alcune delle sue migliori soluzioni chitarristiche, in una sorta di Dark Star per gli anni 2000.

A Vintage Burden scaccerà via qualche fanatico e accoglierà nel suo caldo grembo nuovi adepti, in una rivoluzione pienamente riuscita a metà. Pur non conquistandosi un posto tra i migliori lavori della coppia, riesce comunque a confermare Christina e Tom Carter tra gli apici dell’attualità folk americana.

(6.5/10)

Scheda: Charalambides

Pubblicazione: 10 Giugno 2006

File under: psych folk

| Archivio
Antonello Comunale
Antonello Comunale (Album 2006)

ON Tour
  • Oggi Charalambides
    Init
    Roma
Rss
copertina pdf #91