Recensione
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Genere

Synth Pop

Data di uscita

Aprile 2009

Pubblicazione

02 Aprile 2009

Depeche Mode

Sounds Of The Universe

Mute

La discreta maturità dei Depeche ’00 continua con Sound Of The Universe, dodicesimo album a praticamente trent’anni dall’esordio (del 1980), e nuovo sforzo in studio a riprendere l’ormai inossidabile format dello spiritual synth pop che li accompagna dai tempi di Violator.

Abbandonata la componente noiseggiante, e gli aspetti cyber rivisti laptop, il nuovo lavoro converte in oscurità e meditazione la spettacolarità emozionale del fortunato predecessore: se la giocano testi morbosi e visioni notturne ma sono gli arrangiamenti ’70, grazie al recupero – sbandierato a stampa e dispacci – di synth analogici, vecchi sequencer e drum machine, a far parlare di sé. Nonostante le dichiarazioni di Gahan in perfetto stile U2, non è una svolta "sperimentale" bensì il proverbiale aggiustamento di produzione su quanto consolidato nel recente passato. L'eccezione di Peace, un curioso mix tra Jarre e Kraftwerk filtrato certe cose Kraut non sposta quanto detto, salvo ammettere una scrittura automatica in oltre metà della scaletta: standard i brani scritti da Gahan (meglio forse quelli dell’ultimo solista), soprattutto poca ispirazione per Gore, nonostante una Jezebel a galleggiare nell’Oxygen jarriano. Una botta e via infine per le liriche di Wrong, singolo gothic tra blues e gospel dal clip decisamente più sperimentale e arty, contraltare di un sound che, non dimentichiamolo, sta vivendo una seconda giovinezza in una manciata di gruppi 00s (Bloc Pary, Tv On The Radio fino a, perché no, Interpol e Peter Bjorn And John).

Lo spiritual (synth) pop è uno stile che può dare ancora molto ma le tentazioni uber tech à la Trent Reznor/Nine Inch Nails sono sempre il monito perfetto per questi casi. E’ il desiderio d’immortalità la base di ogni decadenza.

(6.5/10)

Scheda: Depeche Mode

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2009)