Nati quattro anni fa dalla mente del batterista degli Electric Wizards Justin Greaves, gli inglesi Crippled Black Phoenix rappresentano una sorta di crocevia per alcuni musicisti che, provenienti tutti da esperienze musicali parallele, si sono incontrati a metà strada per dare vita a questo progetto. Tra questi il bassista dei Mogwai, Dominique Aitchison, due membri della band doom Pantheist e il cantautore folk (!) Joe Volk (che milita anche nella band heavy rock Gonga). Insomma uno zibaldone di stili musicali a confronto che, dopo l’esordio discografico del 2006, partorisce il secondo album in studio per la Invada, etichetta di Geoff Barrow dei Portishead.
I presupposti a tutto farebbero pensare tranne che ai Pink Floyd. Già, cosa c’entrano Gilmour e Waters con il doom? Apparentemente niente. Eppure non può non saltare all’occhio, ascoltando 200 Tons Of Bad Luck, la miriade di riferimenti, più o meno diretti ai Floyd. Come ascoltare l’iniziale Burnt Reynolds senza farsi venire in mente all’istante il riff di Sorrow (A Momentary Lapse Of Reason, 1987)? Come non cogliere, nella successiva Rise Up And Fight, la citazione di One Of These Days (Meddle, 1971)? E come definire la parte intermedia della suite Time Of Ye Life / Born For Nothing / Paranoid Arm Of Narcolectic Empire, se non una copia spiaccicata di Pigs (Animals, 1977). Quando poi comincia a cantare Joe Volk, con la sua voce sottile ma decisa, verrebbe da contattare Gilmour in persona per fargli ascoltare la sua imitazione più fedele mai eseguita. Roba che manco la buonanima di Gigi Sabani…
Per fortuna non c’è solo questo. Anzi, gli stili messi in campo, anche se non amalgamati a dovere, (tanto da creare un semplice accostamento, più che una fusione) sono numerosi. Ma sembrano tanti ingredienti messi a caso, alla puttanesca, per usare un termine di paragone culinario. Le atmosfere poetiche degli Slint, il metal dilatato degli Isis, il dark doom dei My Dying Bride e (rimanendo in campo floydiano) i lavori solisti di David Gilmour (Little Step potrebbe essere una bonus track di About Face), sono gettati nella mischia senza un collante che li tenga uniti. Molto meglio quando la band si abbandona ad una versione più personale del rock psichedelico, velata di noise (A Lack Of Common Sense) e ambient (I Am Free, Today I Perished). Consigliato a chi, almeno una volta, ha immaginato i Pink Floyd vestiti di nero e con lo sguardo tenebroso.
(6.3/10)
Scheda: Crippled Black Phoenix
Pubblicazione: 01 Aprile 2009
File under: Dark Psych Rock
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