Durante gli anni trascorsi dal giustamente lodato esordio, il Maniscalco Maldestro è diventato una statua d'alabastro (opera dell'artista concittadino Alessandro Marzetti), ha cambiato bassista e, dopo un 2008 onusto di vittorie (Heineken Jammin' Contest, Italia Wave Band Toscana e Contest del MEI), ora dà alle stampe il suo secondo disco, pubblicizzandolo con una caccia al tesoro virtuale dispiegata sui vari Facebook, YouTube, MySpace ecc... a dimostrazione che lo spirito che animava il precedente lavoro è rimasto lo stesso.
Rispetto all'esordio, però, non sono cambiati solo i colori della mascotte: l'ensemble volterrano ha infatti ripulito il cantato da alcune occasionali sbavature vibrazion-subsonicoidi (con annesso eccesso di sdrucciole) che inficiavano qua e là la riuscita dei brani, portandolo più vicino semmai alla bella impudenza del Teatro degli Orrori; mentre musicalmente ha preso più saldamente in mano il tourbillon di stili che è ormai il suo marchio di fabbrica centrandolo su un robusto rock classico virato QOTSA da cui partire con destinazione ovunque.
Dal boogie sulfureo dell'iniziale La mia vita in ozio alla conclusione con una versione "estesa" e molto più folle di Sorridi al muro, i nostri trovano il modo di mantenere la rotta passando per ribollii Alice in Chains, valzer un po' francesi un po' Capossela (spesso anche nella stessa canzone), una Ogni giorno che mette insieme Gogol Bordello e Bobo Rondelli, spiegandoci anche che la jungle e lo ska non sono così lontani (la citata Sorridi al muro) e che se Les Claypool collabora da anni con Tom Waits un motivo c'è (Filastrocca scirocca).
Panna, polvere e vertigine è il disco di un gruppo in piena salute e maturità artistica, con le quali padroneggia efficacemente la lezione dei campioni della follia rock rimanendo a modo loro "cantabili", quasi una versione Stones dei "Beatles" Mariposa.
Un confronto cui si assiste con estremo piacere...
(7.2/10)
Scheda: Il Maniscalco Maldestro
Abbonati al feed di Giulio Pasquali