Al solito capace di partorire produzioni discografiche particolarissime, torna a far parlare di sé Boring Machines. E lo fa chiamando al banco dei testimoni Melissa Moore aka Whispers For Wolves, musicista di Baltimora attratta dalle sperimentazioni ai confini con il field recording, in bilico tra elettronica e strumentazione acustica – spesso auto-costruita -, fissata con i suoni microscopici e il sound processing.
Tre i brani di Language Of The Dards, per una durata complessiva di quarantuno minuti: episodi in cui convivono voce, chitarra nepalese, corollari sintetici e che nelle intenzioni dell'autrice dovrebbero rappresentare i primi racconti sonori di una lunga serie, incentrata sui rapporti con il mondo e il libro tibetano 100.000 Songs Of Milarepa.
Difficile se non impossibile trovare un termine di paragone per la proposta della Moore. Un sentire che ricorda alla lontana i deliri sfilacciati di Carla Bozulich, pur nell'ottica di un estremismo estetico decisamente più accentuato, in cui scenari inquietanti cullano mantra tribali, cantati scomposti aprono le porte a profondità urticanti. Niente che abbia a che fare col pop, comunque, l'avrete capito. Ma anche niente che possa finire in soffitta dopo un semplice ascolto distratto.
(6.6/10)
Scheda: Whispers For Wolves
Pubblicazione: 05 Marzo 2008
File under: Elettroacustica impro
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