Recensione
Twice Born Men Sweet Billy Pilgrim
Cover image
avant-pop Voti redazione e staff

Sweet Billy Pilgrim

Twice Born Men

Samadhi Sound

C'è la benedizione dell'ex Japan Steve Jansen per il debutto su Samadhisound dei londinesi Sweet Billy Pilgrim, che al meglio rappresentano l'avanguardia pop inglese del momento, con solidi link ai Talk Talk della svolta storica di Spirit Of Eden. Un sound che più che muovere dalle barocche derive di certa new wave, sembra portare in dote la passionalità di certo romantico rock come del tardo e meno esasperato progressive.

In questo Twice Born Men è disco inequivocabilmente britannico, vuoi per l'immaginario di riferimento, vuoi per i contenuti espressamente musicali. Non sempre l'elettricità recita un ruolo preponderante, spesso sono infatti gli strumenti acustici a rendere ancora più spessa la coltre ove i tre si muovono, come vecchi fantasmi da palcoscenico. C'è il clarinetto basso di Alphonse Elsenburg – già collaboratore dello stesso David Sylvian, al quale Sweet Pilgrim debbono proprio l'ingaggio – ad aumentare la profondità di brani come Truth Only Smiles, cartoline da Canterbury col Wyatt solista in somma ammirazione, e There Will It End, dove unitamente ai suoni processati e ad un piano in distanza si consuma un pastorale numero di sinfonico pop.

Altrove sembrano più minimali le scelte del trio – guidato dalla magnetica voce di Tim Elsenburg – quando incrociano la folktronica in punta di piedi di Longshore Drift, solo screziata dal drammatico volteggiare degli archi. Questo è il loro secondo album e suona come il lavoro di una band di veterani, ancora cosciente delle potenzialità della forma canzone, eppure affascinata da tanti innovativi scenari d'alto borgo. Se è lecito parlare di pop aristocratico...

(6.9/10)

Pubblicazione: 26 Marzo 2009

File under: avant-pop

Luca Collepiccolo
Luca Collepiccolo (Album 2009)

Rss
copertina pdf #91