Recensione
Spring Tides Jeniferever
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post rock Voti redazione e staff

Jeniferever

Spring Tides

Monotreme

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Secondo album per gli svedesi Jeniferever a distanza di tre anni dal loro debutto Choose A Bright Morning. Il raggio su cui si muove Spring Tides è sempre il medesimo: etereo e melenso post rock aperto tanto a sospensioni shoegaze quanto a esplosioni emozionali e inflessioni slowcore, a metà strada tra Slowdive, Mogwai, Early Day Miners e Cure.

La malinconia è la regina incontrastata di queste dieci tracce, e la voce di Kristofer Jonson non fa che evocarla, ora con sfuggenti traiettorie ora con una profondità new wave in puro stile Robert Smith (Ox-Eye sembra una delle ballad strappalacrime di Bloodflower). La languidezza delle chitarre e la delicatezza delle tastiere creano dilatazioni sonore al limite della commozione, ma finiscono anche per sfiorare la narcolessia pura. Il minutaggio medio troppo elevato e una produzione eccessivamente fredda e laccata appesantiscano l’ascolto dell’intero album, mettendo in secondo piano la non banale ricerca emozionale del quartetto. Questa sì da evidenziare.

Siamo certi che una cura meno formale e una formula artistica meno cerebrale farebbero uscire i Jeniferever dal cono d’ombra in cui si trovano.

(5.5/10)

Scheda: Jeniferever

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

File under: post rock

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Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2009)

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