A quanto pare cominciano ad essere vecchi anche i "gruppi nuovi": non è arrivato solo per i Franz Ferdinand il momento del "difficile terzo disco", infatti, ma è tempo di bilanci anche per Art Brut e Rakes che lo pubblicano in contemporanea (e siccome quando toccò ai capostipiti Strokes poi seguì il silenzio, allora il passaggio è cruciale davvero).
Per entrambi, l’opera seconda era stata l’occasione di fare un passetto in avanti rispetto agli esordi, specialmente per i Rakes che, pur pagando qualcosa in freschezza, si erano allontanati dai ristretti canoni del genere mostrando progressi di scrittura e di varietà e definizione del suono.
Nei nuovi dischi, invece, le cose cambiano. Gli Art Brut si dimostrano molto più fedeli alla linea di Ferretti continuando con l'autoironia (Am I Normal) e lo spirito postmoderno con cui si parla di fumetti ed altri elementi della contemporaneità (DC Comics and Milkshakes) compreso il rock, satireggiato come sempre nei furti di Mysterious Bruises, nel culto di The Replacements (gruppo omaggiato anche da Fiumani, sempre parlando più dell'oggetto disco che della musica dei Mats) e nella resurrezione del conflitto Beatles/Stones in What A Rush, ma anche giocando con i titoli delle canzoni (I Will Survive e Jealous Guy nel precedente, qui abbiamo Twist and Shout). Sempre scherzando a 300 all'ora, con melodie che pur non incocciando il singolo memorabile sembrano uscire senza sforzo, con un Argos che insieme ironizza su/adotta il cantato venato di ansia da ortodossia angular e uno stile che indulge all’essenzialità degli esordi e rinuncia ad eventuali esperimenti e strade nuove.
I Rakes, invece, operano una restaurazione ancora più netta di una formula iniziale che già si distingueva poco da quella di molti coevi: sezione ritmica a tavoletta anche qui, un cantato che più che altro recita, chitarre con abuso di mignolino sulle quarte, stop and go, qualche bella distorsione ogni tanto, ironia/citazioni quanto richieste dal genere, qualche pezzo efficace e l'unica variante di un piano in The Woes of The Working Woman e nella nevrotica Muller's Ratchet, non a caso tra le migliori del lotto.
Un passo indietro per entrambi, insomma, anche se gli Art brut continuano a farsi preferire perché il discorso di scardinare un genere dall’interno a suo modo può anche tornare, e perché l’intelligenza continua a tenerli un passo più in là di quella stretta osservanza emul che porta i Rakes al paradosso di una musica tanto energica e frizzante quanto ormai immobile.
Poi i dischi divertenti e gradevoli lo sono, non sono la verve, la grinta e l’arguzia a mancare, non è l’ironia: è che anche il divertimento può evolversi, e in prospettiva di carriera forse sarebbe meglio.
(6.0/10)
Scheda: Rakes (The)
Pubblicazione: 01 Aprile 2009
File under: Indie rock
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