Recensione
Flags Of The Sacred Harp Jackie 'O Motherfucker
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free folk Voti redazione e staff

Jackie 'O Motherfucker

Flags Of The Sacred Harp

ATP Recordings

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“Why don't you go down, old Hannah/Don't you rise no more”, era il canto che gli schiavi neri intonavano nelle piantagioni, supplicando il sole cocente (Old Hannah) di non levarsi più. I Jackie-O Motherfucker riadattarono questo traditional ai tempi di Fig. 5 e ora dopo sette anni da quel disco, si ripresentano con un nuovo lavoro completamente costruito sulla figura del Sacred Harp Singing, una primordiale forma di gospel a cappella.

Viste queste premesse, Flags of the Sacred Harp, si materializza come una collezione preziosa di traditional riarrangiati e di brani completamente inediti, calati nel sacro cuore del folk blues americano. Si prendono molto spazio le voci di Tom Greenwood e Honey Owens, con duetti che marchiano a fuoco le melodie, decisamente più pronunciate che in passato. E’ un parziale cambio di veste, per il gruppo di Portland, che protende verso una struttura musicale più classica e canonica, ma senza cambiare totalmente traiettoria. L’improvvisazione allucinogena del passato perde colpi ma rimane. Resta da vedere se questo parziale cambio di registro sia il primo passo verso una fase nuova.

Nice One, traditional navajo posto in apertura, fornisce un esempio luminoso di questa prassi: un suggestivo mantra folk che si concretizza sul dialogo tra voce maschile e femminile, fin verso il finale epico e dilatato. Un mezzo capolavoro. La successiva Rockaway avanza elegante e pigra come una misteriosa country ballad dei Cowboy Junkies. I brani successivi rileggono queste coordinate diluendole, inevitabilmente, nel caratteristico magma psycho-jazz per cui i Jackie-O hanno fatto scuola, come nella languidamente eterea Loud And Mighty o nella cantilena tribale di The Louder Roared The Sea.

La strumentazione varia (steel guitar, cello, double bass, synth, turntable) viene esaltata con discrezione dalla produzione di Mark Bell, l’uomo che ha lucidato le musiche di Bjork, Radiohead e Depeche Mode, tra gli altri. Perdizione blues, misticismo gospel e catarsi lisergica sono le coordinate di un disco dotato di un fascino caldo e seducente, che lungi dal fare del modernariato musicale, mostra gli angoli aperti della tradizione e se ne alimenta con devozione. Harry Smith avrebbe adorato i Jackie-O.

(7.5/10)

Pubblicazione: 15 Dicembre 2005

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Antonello Comunale (Album 2005)

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