Prima o poi si dovrà dare ai Bardo Pond il credito che gli spetta, se non altro perché hanno fatto da ponte tra le diverse istanze psichedeliche dei primi anni ‘90 e la contemporanea ondata wild-folk. A questo giro, i fratelli Gibbons prendono sotto la propria ala protettiva una concittadina di Philadelphia, Tara Burke, in arte Fursaxa, già sponsorizzata da Kawabata Makoto (Acid Mothers Temple) e Thurston Moore (che ha distribuito uno dei suoi dischi con la Ecstatic Peace).
Lepidoptera non si allontana dai lavori precedenti, ma si muove con più agilità tra le fitte trame di una folk music alterata, disturbata, costantemente erosa da elementi lisergici. Quella di Fursaxa è una musica che può attrarre e respingere in egual misura e che, se da un lato poggia le sue fondamenta nella tradizione folk, mira continuamente ad affrancarsene. Una Vashti Bunyan che raggiunta Skye prosegue e non torna più indietro, fino ad arrivare in estasi ai deserti dell’anima e alle cicatrici interiori di Nico.
Questa è un po’ la sua condanna artistica, quella di non poter andare oltre Marble Index, ma stiamo parlando, comunque, di traguardi notevoli. In sede produttiva, lei e i fratelli Gibbons non hanno la creatività di John Cale, ma usano bene le loro carte. L’organo dell’iniziale Freedom e il flauto alla Hanging Rock di Purple Fantasy allestiscono subito una scenografia suggestiva, solenne e dilatata. Le successive Velada, Karma e Pyrachanta sono i tipici madrigali in cui si è specializzata la Burke, a metà tra il panteismo religioso della Kendra Smith post Opal e l’umore decadente e ieratico dei canti di Hildegard von Bingen (una delle influenze maggiori per sua stessa ammissione). Neon Lights espande ulteriormente questa prassi e riverbera ipnoticamente le parti vocali, mentre in Poppy Opera sono le chitarre ad essere trattate come materiale da modulare progressivamente, fino a quando non rimane che un ronzio ad accompagnare il canto solitario.
Tutto il disco ha l’umore solenne dei canti medievali ed è costruito con pochi tocchi strumentali: Russian Snow Queen fa fede solo ad un tappeto di farfisa, mentre gli otto minuti di Tyranny sono scanditi principalmente dalle note reiterate dell’organo, a cui si aggiungono flauto e ovattate percussioni tribali nel crescendo finale. Si chiude il sipario nella conclusiva Una De Gato, che affoga tutto nel chitarrismo noise dei Gibbons.
In sintesi, un disco solenne e ammaliante al tempo stesso, che migliora ulteriormente lo standard della ballata psichedelica, vero trademark di Fursaxa. Un’opera notevole, soprattutto per gli amanti del genere.
(7.3/10)
Scheda: Fursaxa
Pubblicazione: 05 Agosto 2005
File under: free folk
Abbonati al feed di Antonello Comunale
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









