Cosa unisce le tonalità oscure di un certo neo-folk-noir con quelle più ruvide, ma anche più solari, del garage-country-rock? Il disco di Yussuf Jerusalem – primo LP di Floridas Dying – da una risposta ed una testimonianza in questo senso. Questo misterioso gruppo francese (le foto dei live rappresentano un trio, ma potrebbe essere una soluzione solo per i concerti) arriva al debutto con un album che fa piazza pulita di ogni purismo di sorta, offrendo in prima battuta una luttuosa copertina che sembra provenire più dal più tetro e putrido underground black metal che dai circuiti del garage-punk. E su quell’asse si continua con l’opener Gille De Rais che fa subito tornare alla mente i Celtic Frost nel nome e band ben più estreme come i primissimi Emperor nel sound. Con il secondo pezzo, che da il titolo all’album, cambia tutto: chitarre acustiche celticheggianti si sposano con linee vocali dal sapore di Midwest statunitense, quella tradizione americana che arriva fino a Lanegan e Woven Hand.
Da qui si continua con ballate di alto impatto emotivo e di lodevole fattura in cui acustica, elettrica ed elettronica si mischiano alla perfezione, sempre in un sottile ma mai precario equilibrio; e allora la tradizione dei cantautori folk americani (The One You Really Want) si ricongiunge con i suoi esiti moderni (We Aint Coming Back ricorda i GoodNight Loving) senza per questo dimenticarsi di un certa canzone popolare medievale (The End Of Tomorrow), il tutto intervallato solo dall’obliquo interludio pianistico di Jihad. Negli ultimi anni raramente Death In June e Roky Erickson, Current 93 e Neil Young sono stati così vicini come nei solchi di questo disco.
(7.5/10)
Scheda: Yussuf Jerusalem
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