Recensione
Pawn Shoppe Heart Von Bondies (The)
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Indie Rock 00s Voti redazione e staff

Von Bondies (The)

Pawn Shoppe Heart

Sire

Con Pawn Shoppe Heart i Von Bondies ci danno la loro versione, stantia e velleitaria, dell’indie-rock americano (o, se vogliamo, del rock in generale): non riescono a essere originali, altro che lungimirante e monocromatica visione del passato, men che meno ce la fanno a spingersi oltre con la sperimentazione come sono riusciti a fare i compagni di genere Liars. E quel che è ancora più triste, non ci troviamo al cospetto di una banda di ragazzacci che non sanno suonare e si mettono insieme un po' per gioco un po' per non morire, come fecero ai loro tempi l'Iguana e compagni.

Il sound è troppo patinato, ed è ovvio che abbiamo a che fare con il solito rockettino mainstream, da rifilare magari a qualche pinzochero che è solito guardare Mtv, almanaccando sull’essere rockettari e aborrire la Spears. Un classico, come un classico è anche Pawn Shoppe Heart, naturalmente al negativo, rancido e incapace di adattarsi all’epoca in cui è nato.

Una manciata di riff metropolitani, per la fortuna di Jason e soci, salvano l’album dall’inascoltabilità. Il fortunato singolo C’mon C’mon e No regrets scorrono velocemente, Been Swank e la doorsiana Right of Way sono sorprendentemente piacevoli, Poison Ivy ricorda vagamente gli Wire. I brani migliori dell’opera sono però la title-track, melodicamente intrigante e dai rimandi ai Murder City Devils, e la scatenata Tell me What you See: l’interpretazione di queste due song è notevolmente superiore allo standard dell'album e l'ascolto riesce a lasciarti scampoli di soddisfazione, il che - visto l'andazzo - non è certo poca cosa. Tutt'altra pasta rispetto alla patetica Not that Social, in cui la bassista Carrie Smith intona melodie power pop, ed è già tanto se si arriva indenni all'ultimo secondo.

Se dovesse colpirvi positivamente al primo ascolto, non fidatevi: già al successivo il disco risulterebbe noioso. E poi, ribadisco: nulla che si senta in questo lavoro è originale, i Von Bondies passano lo straccio sul garage casinista e ribelle degli Stooges rendendolo “lustro, lindo ma pulito”(Abatantuono docet). Chi però continuasse a volerlo bello sporco, sappia che il garage non è morto: band come i Raveonettes sono lì a dimostrarlo.

(5.0/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2004

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2004)

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