Electro-pop, new wave, kraut -rock: nessuno può negare che il 2004 abbia vissuto un neoclassicismo anni ’80 di dimensioni spropositate. Questo rigurgito ha prodotto, nella maggior parte dei casi, materiale decisamente interessante, grazie al continuo ripresentarsi di queste influenze con abiti nuovi e attuali.
Ora, l’uscita di questo disco dei Tribeca chiarisce almeno un paio di cosette, e non di poco conto. Intanto questo duo, Lasse Lindh e Claes Björklund, proviene da Stoccolma, che proprio al centro di particolari e sensazionali scene musicali non è. E giusto la questione geografica ci porta dritti al secondo motivo d’interesse: la Labrador è ormai una certezza conclamata, grazie al lavoro svolto della quale si deve una certa visibilità per i gruppi svedesi, alcuni dei quali di sicuro valore (come non pensare al piccolo caso dei Radio Dept., vera rivelazione degli ultimi mesi con il successo di Lessers Matters?). I Tribeca hanno confezionato un disco di elettropop gustoso e abbastanza fresco, maneggiando un genere con padronanza, ma senza creare squilibri epocali. Si parte forte, subito, coi due minuti di La, La, La, Etc., fin troppo derivativa, ma immediata e ben calibrata nei riferimenti. Her Breasts Were Still Small svela una certa malizia, che compare spesso nelle liriche - e nel portamento vocale - di Lindh, mentre Solitude spinge all’estremo le tendenze pop del duo, con malcelate aspirazioni da classifica. In effetti il pensiero vola in fretta proprio ai compari più talentuosi di scuderia (gli stessi Radio Dept.) e alle loro melodie indie ingenue e sognanti. Big Hurt, elegia dedicata ai “broken hearts”, non nasconde una certa tenebrosità alla Depeche Mode, per poi schiantarsi impazzita in una corsa technoide ad occhi chiusi. C’è poi spazio per le concessioni down-tempo di Kess ( e dopo di Frozen Lake ), e per i vagheggiamenti orientali di Hide away, proprio mentre Modern Issues Of The Heart tenta la scalata di un’ipotetica chart “one shot ’80”.
Il rischio è che Lindh si compiaccia troppo di questa enfasi maliziosa e che la sua vocalità calda e sinuosa spesso si mostri pretenziosa e ostentata, anche se questo in fondo non sposta di una virgola il nostro giudizio. Questo è un disco piacevole e ben fatto, che ci troveremo a canticchiare (e a ballare) più di quanto speravamo.
(6.8/10)
Scheda: Tribeca
Pubblicazione: 01 Novembre 2004
File under: Elettro pop
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