Recensione
Pequod Dresda
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post-rock / ambient Voti redazione e staff

Dresda

Pequod

Marsiglia Records

Li si potrebbe liquidare dicendo che fanno una via di mezzo tra un post-rock etereo e certa ambient ricca di field recordings, ma sarebbe sminuire la valenza artistica di questi Dresda da Genova. Che invece si guardano bene dal non cadere preda dei maneggi auto-distruttivi tipici di chi traffica coi suddetti generi generando spesso prolissi intellettualismi autoindulgenti, per scegliere una terza via. Quella delle suggestioni a vocazione cinematica, delle indolenze torbide e malinconiche, delle dinamiche ariose ma al tempo stesso misurate, nell'ottica di un suono che segue le asperità del terreno senza barcollare e favorisce il naturale evolversi della melodia. Lo scotto per amori giovanili non ancora sopiti si paga solo con l'ultimo dei cinque brani in scaletta – Attraverso lenti colorate, post rock, certo, ma imponente e di ottima caratura – mentre tutto il resto del programma si traduce in esplorazioni di pianoforte su torpori scenografici vagamente industriali (Città di vetro), rumori su chitarre minimali (Il grande macchinario della notte), incombere tribale a metà strada tra Joy Division e For Carnation (L'eterno ritorno dell'uguale), reading à la Massimo Volume con velleità spacey (La stanza e l'orologio).

E' l'estrema varietà stilistica e la cura maniacale per il dettaglio a salvare dal limbo delle produzioni mediocri questo Pequod e a trasformarlo in un lavoro brillante – il disco è scaricabile gratuitamente dal sito dell'etichetta che ne cura la pubblicazione, all'indirizzo www.marsigliarecords.it/m030.php –, sulle basi anche di una scrittura che fa della lentezza un marchio di fabbrica e dell'intensità una questione di vita o di morte.

(7.2/10)

Scheda: Dresda

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

File under: post-rock / ambient

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