Recensione
Susanna & Magical Orchestra - List Of Lights And Buoys Susanna
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Pop Voti redazione e staff

Susanna

Susanna & Magical Orchestra - List Of Lights And Buoys

Rune Grammofon

È sorprendente come un debutto a volte (ma sempre più raramente) riesca a ferirti l’animo, a passarti il cuore da parte a parte senza che te ne renda conto, senza avere il tempo di mettere in atto uno strategico piano di protezione. Semplicemente, ti coglie nell’attimo più vulnerabile, nei punti più sensibili ed è una dolce pena quella che poi si perpetua. Una sorta di dipendenza emotiva da cui non sai, non puoi liberarti. Stessa sensazione deve aver provato Rune Kristofersen, proprietario dell’eccellente Rune Grammofon, ascoltando il demo di una sconosciuta ventiquattrenne norvegese - sorpresi? - di nome Susanna Wallumrød, accompagnata nella sua personale rilettura di Jolene e Hallelujah (l’una di Dolly Parton, l’altra di Leonard Cohen) da quel Morten Qvenild - ancora sorpresi? - che quest’anno ha conquistato con il trio pianistico In The Country. Se poi ci si mette anche il lento avanzare della stagione invernale, ormai alle porte, ecco che List Of Lights And Buoys diventa un dolce veleno mortale.

Sin dall’iniziale Who Am I (brano tratto dal Peter Pan di Leonard Bernstein) la voce lunare di Susanna acceca e seduce per la sua leggerezza, con respiri lunghi e profondi adagiati su di un letto di echi e inondati da una cascata di arpa & piano. Uno spettro che si avvicina con passo felpato, sfoderando tutta la sua maturità nello scarno splendore di Jolene, che nulla conserva dell’originaria vena country, se non quelle poche note sufficienti a mantenere intatta la sua bellezza. Maestro nell’orchestrare melodie intrise di giochi elettronici, Morten cuce un abito sonoro dal taglio sartoriale attorno ad un’incredibile estensione vocale, che si incunea tra la sperimentale purezza di Bjork al lavoro con i Matmos (l’oscuro lieder Sweet Devil, la lacerante desolazione di Distance Blues And Theory) e la fredda introversione di Stina Nordenstam (una Time che sembra non lasciare speranze, si accende poi di gioiosi riflessi). Delicata, precisa come la britannica Mara Carlyle nel rispettare le pause e i silenzi necessari ad infondere il suo stile impalpabile (il sussurro di Baby, il breve ondeggiare di Go), Susanna riesce a creare un universo parallelo in cui pop, jazz e tremori elettronici si incontrano come fosse la prima volta (impeccabile anche quando canta parole di una disarmante semplicità come Friend o Believer), senza che le citate affinità la sovrastino, ma anzi amalgamandole per poi lasciarle dietro di sé. E in un periodo in cui tutto somiglia a qualche altra cosa, questa è la qualità più preziosa.

Lasciate pure che quest’anno l’inverno rimanga fuori dalla porta di casa: con List Of Lights And Buoys non avrete bisogno di nient’altro per riscaldarvi.

(7.7/10)

Scheda: Susanna

Pubblicazione: 01 Aprile 2005

File under: Pop

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