Recensione
Open Mouth O' Wisp Gorge Trio
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Improvvisazione Voti redazione e staff

Gorge Trio

Open Mouth O' Wisp

Skin Graft Records

Dal 1960 (data di pubblicazione di “free jazz”, la “colective improvisation” ideata da Ornette Coleman) ad oggi, la scelta di liberare la musica da ogni costrizione formale, ha rappresentato e continua a rappresentare una scelta espressiva relativamente diffusa e un importante punto d’incontro tra la sfera musicale “colta” e quella popular. E’ stata al centro della filosofia canterbuiana degli Henry Cow, radicalizzandosi negli esperimenti successivi di Chris Cutler, Fred Frith e Tim Hodgkinson, in cui l’improvvisazione si volge alla costruzione di un paesaggio sonoro, più che alla trasmissione di un messaggio.

La generazione degli anni novanta, con il rischio fortissimo, dopo più di trent’anni, di banalizzare una pratica musicale tra le più rivoluzionarie del secolo appena trascorso, è riuscita comunque, con gruppi come gli Storm & Stress, a costruire un linguaggio peculiare attraverso la scomposizione delle allora nascenti sonorità del post-rock. Il proliferare di gruppi e gruppuscoli (cosa c’è di più facile del mettersi a suonare, ognuno per proprio conto?) ha confuso sempre di più la scena, se di scena si può parlare, e in pochi sono riusciti a uscire dalla melma dell’improv-rock marcato U.S.A. Se già dal 1999 il Gorge Trio faceva parlare di sè anche da noi, evidentemente aveva raggiunto l’obiettivo di mettere la testa fuori da quel marasma. Formato dai tre quarti di Colossamine, progetto durato fino al 1998 e molto apprezzato dalla critica, il Gorge Trio appare, in realtà, come un progetto aperto in cui confluiscono musicisti di Deerhoof, Flying Luttenbachers, Natural Dreamers e membri originari dei pionieristici Iceburn e Sickbay.

Il percorso biografico, ricco di progetti trasversali, e la varietà delle influenze musicali (da Xenakis a Christian Fennesz) ci ricorda molto la poliedricità dei gruppi legati alla “scuola di Canterbury” e ci offre un elemento in più per accostarli a quell’esperienza. Il quadro è completo se si considera che il chitarrista John Dieterich è stato allievo di Fred Frith al Mill’s College. Tutto chiaro! In Open mouth, O whisp, primo album con l’etichetta Skin Graft, l’alternarsi di momenti dotati di un minimo di struttura e il mare di suoni dell’improvvisazione libera, lascia intravedere un sound dalla forte impronta jazz-rock, tra Soft Machine e Mahavishnu Orchestra, che si disintegra velocemente in tanti pezzetti di materia sonora che si sparpagliano nell’immaginario spazio del flusso sonoro. La gestualità percussiva del batterista Chad Popple ricorda le melodie timbriche di Cutler, mentre le chitarre di Ed Rodriguez e John Dietrich emulano il maestro Frith, senza però dimostrare la stessa forza espressiva e lo stesso spessore creativo.

Le 22 brevissime tracce dell’album, che potrebbero anche rappresentare 22 episodi di una stessa composizione, data la loro coerenza collettiva, sono piene di spunti interessanti, ma niente che ci faccia gridare al miracolo: chitarre distorte che precedono frasi di organo, un uso del pianoforte che ricorda vagamente Cecil Taylor, suoni elettronici accostati alla musichetta di un glockenspiel. A volte le parti sembrano incontrarsi, ma restano parallelamente sospese a rincorrersi per poi perdersi ancora, in un gioco di incroci e alternanze in cui il silenzio è un elemento fondamentale. Ci si accorge subito che non ci si trova di fronte a degli sprovveduti coraggiosi, ma questo non basta in sè a giustificare la poca incisività di un disco fatto bene, ma poco entusiasmante. In ogni caso, ci troviamo di fronte a musicisti abbastanza giovani e prolifici che non hanno di sicuro esaurito, si spera, il loro bagaglio di creatività.

(6.5/10)

Scheda: Gorge Trio

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

File under: Improvvisazione

Daniele Follero
Daniele Follero (Album 2004)

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