Recensione
Lovelite The Sweet Vandals
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soul Voti redazione e staff

The Sweet Vandals

Lovelite

Differ-Ant

Quando dici che la musica è un autentico esperanto: gli Sweet Vandals provengono da Madrid e sono di etnia mista. La qual cosa non influenza minimamente la musica che fanno, fedele alla linea di quella riscoperta del “vintage soul” in corso da grossomodo un triennio. In Lovelite, loro secondo lp, maneggiano la materia black con disinvoltura e adeguata padronanza tecnica dei fondamentali, impastano con vigoria da live band (ambito dove daranno senz’altro il meglio) robustezza errebì e groove funky. Intinta nel gospel l’ugola di Mayka Edjole - fate conto una Bettye LaVette senza pathos da vita vissuta… - ed esperti gli accompagnatori, su tutti Santiago Vallejo allo sfrigolante, incontenibile organo Hammond. Si guarda indietro sin dalla registrazione, che coerentemente odora di antico cercando di ripetere la concisione della Stax attraverso il calore degli strumenti anni ’60.

Non fanno insomma del male a nessuno gli Sweet Vandals, misoneisti che tra revival e attualizzazione sanno bene dove schierarsi e sin qui nulla di male. Avessero, oltre a solido mestiere e scolastico zelo, anche l’abilità di scrivere brani capaci di fissarsi nella mente in modo duraturo, per loro fioccherebbero le lodi. Così non è se non sporadicamente, tuttavia, con apici affatto disprezzabili nel gioco di pieni e vuoti Thank You For You e nella divertita Funky Children, in una Let’s Have Some Fun dalle parti di Mustang Sally e, soprattutto, nella vibrante What About Love. Gradevole ancorché poco incisivo il resto e Vandali assolti con una pacca sulla spalla, finché di questo ennesimo recupero non ne avremo tutti le tasche piene. A meno che per qualcuno già non sia così.

(6.5/10)

Pubblicazione: 23 Marzo 2009

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Giancarlo Turra
Giancarlo Turra (Album 2009)

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