Recensione
Facial K-Branding
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noise industrial Voti redazione e staff

K-Branding

Facial

Humpty Dumpty

Una sorpresa inattesa, questi K-Branding, trio belga passato per peripezie varie e stabilizzatosi come tale solo in occasione di questo esordio Facial. Che, tanto per mettere in chiaro subito le cose, è un gran bel disco. Equilibrato, ben calibrato, ottimamente prodotto. Ma è anche un disco tosto, difficile da assimilare dato che si muove sui territori paludosi dell’improvvisazione industrial-noise.

Vincent Stefanutti (sax, macchine e percussioni), Sebastien Schmit (batteria) e Grégory Duby (chitarra, effetti) sono a proprio agio nella miscela, invero esplosiva e radicale, di noise primigenio e industrial made in UK, improvvisazione da free-jazz deturpato e no-wave claustrofobica e compatta. Con l’aggiunta di un altro elemento da sempre caro alle derive industrial: il tribalismo organico e metallico che fu di acts come Test Dept e Einsturzende Neubauten.

Non c’è mai però efferatezza né tanto meno parossismo fine a se stesso nei dieci pezzi di Facial, il cui pregio, anche nei momenti più schizoidi (Nieu-Latyn), è quello di risultare sempre sotto controllo. Quasi represso. Dopotutto è nel canone del genere tendere alla cupezza e pezzi come Der Morgen Kommt – nenia post-industriale che si avvita su un tribalismo ossessionante – stanno lì a dimostrarcelo.

Il paragone più immediato, sia per consonanza geografica che per libertà e mobilità stilistica, sono i Kong, collettivo aperto olandese capace di farsi apprezzare per alcuni dischi nei ’90 e, pare, sul punto di ritornare in pista; ma i K-Branding sopravvivono del loro.

(6.7/10)

Scheda: K-Branding

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

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