Immaginatevi un John Fahey in gita a San Paolo, in Brasile. O per essere più precisi, immaginatevi uno scozzese di Glasgow innamorato del fingerpicking in gita a San Paolo. Come dire, il blues che incontra il tropicalismo e mescola la tradizione nera anni '30 e '40 a una saudade tutta sudamericana, il folk più scarno a un'insolita ampiezza di vedute armoniche. Nulla di ostentato, nessuna raffinatezza d'autore per palati finto-intellettuali e nemmeno strutture troppo riconoscibili, ma una naturalezza espositiva che si limita ad accennare il cognome della famiglia adottiva, senza descriverne la quotidianità. Lasciando invece che le redini del comando rimangano a vecchi hobo nostalgici (Angry Mob e Man-O-War Way) o a paladini di un folk arpeggiato su accordature personalizzate (Balisada).
Christopher Mack e la sua Martin D15 acustica sono al secondo episodio a nome James Orr Complex ma l'impressione è che nonostante le buone capacita tecniche messe in mostra e le ottime motivazioni di fondo, ancora non si vada oltre il “buon disco canonico”. Dotato di uno stile personale, godibile, colorato da una leggerezza strumentale che appassiona senza stancare, ma poco adatto a farsi psicanalizzare per scovare significati troppo profondi.
(6.7/10)
Scheda: James Orr Complex
Pubblicazione: 01 Aprile 2009
File under: folk-blues
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