Recensione
Take My Breath Away Gui Boratto
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minimal deep IDM Voti redazione e staff

Gui Boratto

Take My Breath Away

Kompakt

Le strade deep di Boratto si fanno anima. Dopo il non troppo entusiasmante Chromophobia, il ragazzo Kompakt si riporta nella scia del clubbismo chic che Andy Stott e Apparat hanno reso un marchio per il nuovo millennio. La sua proposta è fatta di casse dritte senza scrupoli, di bassi caldi e di stanze ossessive, al limite della catarsi.
Questo sentimento che cola dai solchi del nuovo CD è una dichiarazione d'amore al minimalismo da dancefloor e anche se i patterns ritmici non hanno l'impertinenza dell'hardcore o la poshyness del retrofuturismo nu-rave, l'ortodossia tutta Berlino paga. Vedi le bordate acide in coda ad Atomic Soda, gli echi melo à la Circlesquare di Opus 17, il vocoder che richiama i primi esperimenti di Erlend Øye (No Turning Back), le tastierine 80 dei Depeche Mode (Azurra) e altri esercizi di stile che contribuiscono a creare una deep cameristica, ai confini molte volte con l'IDM (Les Enfants, Besides).
Un ritorno -per vie meno battute dai più- alle estetiche dei novanta del dopo-E, trafitto dall'identità berlinese. La via è tracciata, accomodiamoci in poltrona.

(7.0/10)

Scheda: Gui Boratto

Pubblicazione: 19 Marzo 2009

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Marco Braggion
Marco Braggion (Album 2009)

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