Recensione
Colonia A Camp
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pop Voti redazione e staff

A Camp

Colonia

Pias

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Otto anni dopo Gran Turismo torna il side project di Nina Persson, l'intrigante frontwoman dei The Cardigans, fiancheggiata dall'ex chitarrista degli Shudder To Think - nonché marito - Nathan Larson e da Nicolas Frisk degli Atomic Swing, più alcuni ospiti ragguardevoli come la poliziotta Joan Wasser, il redivivo James Iha e la violoncellista Jane Scarpantoni. Strana personaggia Nina, che non sai bene dove voglia andare a parare, sia quando beccheggia tra pop ammiccante e fregola alternativa, sia quando come in questo Colonia si concede tutta intera alle più accomodanti situazioni, morbidezze radiofoniche pervase di languide sofisticherie, con una onnipresente venolina country a pulsare un po' Chrissye Hinde e un po' Sheryl Crow (vedi il singolo Stronger Than Jesus ).

La scaletta è una pulitissima dozzina che mira ad ingraziarsi i melomani a bassa intensità, poca inquietudine consolata da un profluvio di carezze, ben vengano le malinconie ma come potrebbe un ibrido tra Abba e Bangles (The Crowning), scomodando al limite un Brian Wilson senza follia (Love Has Left the Room) o delle Ronettes circuite Goldfrapp (Here Are Many Wild Animals). Il senso di aurea piattezza si dissolve ascolto dopo ascolto, rivelando lievi ma significative oscillazioni come il country-soul esotico della conclusiva The Weed Had Got There First (Mark Linkous alla slide), una Golden Teeth And Silver Medals tra mollezze Rufus Wainwright e lalleggio da cartoon (in duetto con Nicolai Dunger) e una fastosa Chinatown pervasa di effluvi Steely Dan e scenografie Andrew Lloyd Webber.

Disco innocuo come da copione ma smerigliato con cognizione di causa, per chill out senza sensi di colpa.

(6.1/10)

Scheda: A Camp

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

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Stefano Solventi
Stefano Solventi (Album 2009)

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