Il messaggio è fin troppo chiaro fin dal titolo, e non si fa scovare tra le righe: l’America non è poi quell’idillio mitico che da sempre ci - inteso “noi popolo dell’euro” - affascina. E’ un paese ormai in perenne stato di allerta, dove neanche più le elezioni garantiscono la democrazia. E’ un paese in guerra, derubato dei soldi e dei mezzi di espressione, fagocitato completamente dal potere.Questo il messaggio dunque, che riportiamo soltanto per dovere di cronaca, senza entrare nel merito della questione. Ci interessa molto di più pensare al tramite, prettamente musicale, col quale i Radio 4 ci rendono partecipi della loro protesta molto poco velata nei confronti dell’uomo più nominato di questo 2004 (per vostra informazione: non ha partecipato al Grande Fratello).
Stealing of a nation è il nuovo album dei newyorkesi, la conferma di un'infatuazione p-funk che li ha animati sin dal 1999. Le coordinate (c’è ancora qualcuno che non lo sa? ) sono quelle che hanno fatto successivamente la fortuna di Rapture e !!!: chitarre pulite e riff di basso asportati dal funk (e da certa disco sofisticata), il cantato tagliente recuperato dal punk, il tutto abilmente frullato con ritmiche elettroniche, per lo più figlie della house ma anche di certo Electro-Pop anni ’80.
L’antipasto è abbastanza gustoso: Party Crasher stuzzica il palato attraverso un bel muro di chitarre, i ricami preziosamente eighties delle tastiere e sezioni ritmiche ben dosate; Transmission, il secondo piatto, ha un sapore molto simile, fin troppo abusato. Già con la terza portata il pasto si fa stucchevole, e il titolo, State of Alert, pare essere una premonizione involontaria: l’intro di percussioni e il riff caciarone di chitarra può andar giusto bene per una serata al ( ma guarda!? ) New York Bar, che non mi stupirei di sentire in apertura di un set di Joe T.Vannelli, poi il brano cerca di recuperare consensi laddove scimmiotta i !!!, ma senza quel piglio anarchico che trovate in Louden up now. Fra type I and II tenta una pausa kraut-psichedelica per smontare la noia, ma si torna nei ranghi con Death of American Radio: qui il referente sembra piuttosto Echoes dei Rapture, ma manca la facilità irriverente dei loro ritornelli, che invece sembrano sempre così uguali, l’uno con l ’altro.
Insomma alla sesta pietanza, Nation, si ha la sensazione di essere satolli; a poco servono i rimandi reggae/dub-oriented per stemperare la verbosità, veramente prolissa, di questa litania.Si prosegue così a stento, verso un’agognata fine, tra un remake strokesiano (Absolute Affirmation) e funkeggiamenti ostinati e tanto ripetitivi da far sembrare (Give Me All Your) Money, Shake The Foundation e Dismiss The Sound comprese nella stessa traccia; non si scampa nemmeno a Coming up empty, una sorta di tango-dark che chiude definitivamente le danze.
Uniche annotazioni di merito: la coerenza indubbia di questo lavoro, che non fa mistero dei propri riferimenti stilistici e che mantiene questa linea – ahinoi – costante per tutto il disco. Il terzo album dei Radio 4 è l'evidenza che i discepoli hanno superato i "maestri". E di gran lunga.
(5.5/10)
Scheda: Radio 4
Pubblicazione: 01 Settembre 2004
File under: Funk-Punk
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