Recensione
7 Philip Jeck
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Drone Voti redazione e staff

Philip Jeck

7

Touch Music UK

“7” è il settimo albo del "plagiarista" anglosassone Philip Jeck. Il secondo nell’arco di un anno (l’altro, Host, era uscito nel corso del 2003 per la label belga Sub Rosa). Se il picco assoluto dell’invenzione cristallina nell’elettronica di Jeck lo si raggiunse, e son passati bei 5 anni da allora, con Surf, allora codesto 7 va a posizionarsi, purtroppo ma non senza ragioni, nel segmento discendente della curva creativa del nostro. Laddove Surf voltava i droni ambient al servizio del microscratching di Jeck,7 invece sbrodola senza sosta fra trame tenui infatuate dell’ill ambient, sinistri squarci di sinfonismo melodico e mareggiate continue, facilone e di presa "di massa", dovute al mood depresso delle sette composizioni qui incluse.

La classe, però, non è acqua e il talento non trascolora senza lasciare seppur minima la sua traccia; in Museum, ad esempio, un velo sottile di fruscii atmosferici viene senza posa infranto da un percussivismo ignoto e feroce. Lì è il vero talento di Jeck, l’unica ragion d’essere dei suoi ragguagli sonori ambient-plunderfonici, poiché quando, come nel brano in questione, l’aspetto sinfonico della sua arte finisce per prevalere… bhè, allora ci perdono le linee sottili dell’elettronica.

Almeno in 7 accade così. Troppi vaneggiamenti ambiental-orrorifici (stile ultimi, inconcludenti, Controlled Bleeding) e molta enfasi sull’effetto acustico "accattivante": quest’opera è, insomma, la tomba di Schultze e del suo Irrlicht. Un po’ come se Kubrick fosse passato di colpo da “2001: Odissea Nello Spazio” a d un b-movie fantascientifico di bassa lega (anche se di certa presa).

(5.5/10)

Scheda: Philip Jeck

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

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Massimo Padalino (Album 2003)

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