Progetti laterali che laterali non sono, visti i nomi dei protagonisti e lo spessore qualitativo dei progetti.
Ulaan Khol è il solo-project, l’ennesimo, di Steven R. Smith, un passato e un presente sotto varie mentite spoglie (Thuja, Hala Strana, Mirza) oltre che una sterminata produzione omonima. Ulaan Khol I, parte prima di una trilogia chiamata Ceremony,
si pone esattamente al guado tra altre due uscite targate 2008.
Da una parte le introspettive visioni prettamente acustiche di Owl, uscito per Digitalis; dall’altra le jam free-noise dei Thuja, ben documentate dall’omonimo vinile pubblicato dalla Important. Nel mezzo questa prova solista che, oscura e dolente, evidenzia la sofferta arte chitarristica di Smith. Tra riverberi, echi sommessi e piccole rifrazioni di feedback, le acide e dilatate note di chitarra elettrica producono un suono caliginoso, fluttuante e vagamente spettrale.
Lontanamente sembra di assistere ad un rifacimento del Dead Man di Young in avanzata decomposizione, ma poi la materia si complica così come i riferimenti si liquefanno. Fushitsusha, High Rise, Flying Saucer Attack, doom, improvvisazione, folk si accartocciano gli uni sugli altri per fondersi in soundscapes senza tempo. (7.2/10)
(7.2/10)
Scheda: Ulaan Khol
Pubblicazione: 27 Maggio 2008
File under: Psych noise
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