Recensione
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Genere

avantgarde

Data di uscita

Febbraio 2004

Pubblicazione

06 Febbraio 2004

Mike Pathos

People

Tzadik

Tra la mole di uscite che la Tzadik licenzia a cadenza mensile ecco spuntare un folle certificato: Mike Pathos. Canadese, violinista per vocazione (ma all’occorrenza anche chitarrista e pianista), il venticinquenne Mike ha impiegato qualcosa come sette anni per confezionare, sotto l’occhio vigile di Alan Fisher (Bjork, Cabater Voltaire), il suo debutto. People è opera di inquietante singolarità, espressione di un personaggio in evidente disagio col mondo.

Nei dieci episodi, difficilmente collocabili, si possono intravedere legami con certa avanguardia contemporanea (Alan Licht,Dean Roberts), ma il desiderio innocente di andare “oltre” avvicina Mike al Tim Buckley devastato di Lorca. Proprio quest’ultimo sembra nascondersi dietro i desolanti dialoghi tra voce - sottilissima e sempre sull’orlo di un crollo nervoso - e violino di Envoy, Mourner, Citizen. Episodi apparentemente normali, le cui evoluzioni prendono le forme stranite di Novel Author (una sarabanda di voci cartoon e sbilenchi beat elettronici), i deliri trip hop di String Player e quelli isolazionisti di Traveller e Fatalist. Agli otto brani originali, Pathos (un cognome, un programma) aggiunge due irriconoscibili cover, Imagine e What A Wonderful World, celandole rispettivamente in Liar e Liars. Sacro a braccetto con profano. People è un album che metterà a dura prova il vostro sistema uditivo. È il delirio artistico di una mente dissociata. File under: borderline music.

(8.0/10)

Scheda: Mike Pathos

Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2004)