Dopo Fast Motion di Martin
(tra Aphex Twin e Squarepusher), tocca al più piccolo degli Horntveth, Lars
(arrangiatore, tra gli altri, per conto di Motorpsycho e Turbonegro), lasciare
per un attimo casa Jaga Jazzist, imbracciare gli strumenti (tranne per una
corposa sezione d’archi diretta comunque in prima persona) e allontanarsi
quanto il più possibile dalla fusion futurista del gruppo madre, di cui
conserva giusto le reminiscenze jazzistiche applicate ai suoni digitali e il
produttore, Jorgen Traeen, noto ai più come Sir Dupermann e proprietario degli
studi Duper.
Preceduto dal singolo The Jocker (con remix di Four Tet e Mental
Overdrive), Pooka travasa il jazz
“aperto” di Mingus e Evans e il senso melodico di Wyatt e Penguin Cafè
Orchestra nelle geometrie di Four Tet e Cornelius. Tanti, quindi, gli amori e
gli umori in Pooka. Un concentrato ineccepibile di equilibrio e saggezza: Blue
Note a braccetto con
Il ventitreenne Lars suona e dirige con la
classe di un veterano, riuscendo nella più credibile delle controfigure diMichael Kamen in glitch, Tics, trafficando di trip hop come un avveniristico Robert
Wyatt, Kahlua Blues, o alla stregua del miglior Cornelius, 1. Lesson In Violin,
sino al finale policromo di Pooka Soundtrack. Tra qualche mese sarà periodo di
bilanci e Lars Hornveth prenota sin da ora un posto di rilievo nella (mia)
playlist di fine anno.
(8.0/10)
Scheda: Lars Horntveth
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