Recensione
Livandi Oyða Orka
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Industrial folk Voti redazione e staff

Orka

Livandi Oyða

Ici d'ailleurs

L'origine atavica del suono e il gusto per l'arcaico sono spesso elementi che attraggono il compositore. Direttamente alle origini del suono sembra andare Livandi Oyða, esordio discografico degli Orka, gruppo che arriva dalle remote Isole Faroe; esordio che nasce sotto il segno di una attenzione, minuziosa, rivolta al materiale - strumenti autocostruiti con materiali provenienti dalla fattoria in cui è stato registrato il disco - e di una dovuta presa di distanza dalle più riscontrate forme melodiche e tecniche.

Non conoscono evidenti ritorni tematici, le undici sembianze sonore e questo finisce per conferire loro un'ampia caratterizzazione. I suggerimenti sembrano arrivare dall'industrial, per intenderci, quelle alienate dissonanze dei tedeschi Einstürzende Neubauten, arricchite con suggestione sonore tra antologie urbane o rurali e nitidi contributi vocali in lingue difficilmente comprensibili.

Quello che cambia è il registro, aspro, graffiante come quello di Volmar, concordato con l'ipnosi (Heilabruni), le tensioni (Inni) dal formato limitato, tra elasticità in corde, prestazioni ambientali e in percussione (Livandi oyða).

Brutali, inquiete o temerarie le peculiarità timbriche di Livandi Oyða, non fanno a meno neppure delle stesure alla The Third Eye Foundation, Oktopus/Deadverse o Data-Com, preziosi giochi di elementi che si concedendono alle parvenze tribali, elettro, arabeggianti o psichedeliche.

Il principio di una nuova arte, quella distante dalle implicazioni, libera di esistere, aperta all'insolito, ma mai priva di significato e comunicazione.

(6.8/10)

Scheda: Orka

Pubblicazione: 01 Aprile 2009

File under: Industrial folk

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Sara Bracco (Album 2009)

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