Provenienza germanica: ultimamente basta tanto per marchiare un’uscita discografica, pensando immediatamente ad un Neo-romanticismo servito in salsa electro-acustica. La convinzione comune sembra così inchiodare un’estetica che invece ha figliato opere intense e significative, dimostrando puntualmente la vitalità di una scena che vive ai margini (e all’ombra) di quella anglosassone, ma che si è costruita nel tempo un’ inattaccabile ragione d‘esistenza. I Marz, duo formato da Albrecht Kunze e Ekkehard Ehlers, hanno metabolizzato e reinterpretato la lezione di Tarwater e To Rococo Rot, smarcandosi degnamente dai propri progenitori per cimentarsi con un glitch-pop di ampio respiro, declinato in inglese ma anche nella lingua madre. Wir Send Hier è un disco decisamente umorale, che sa rifugiarsi in ovattate aperture bucoliche sfumando i contorni in chiuse strumentali appena accennate. Ma è un album –è questa la sua forza- che riesce a specchiarsi con dignità anche in acque più limpide, cesellando canzoni dalla costituzione chiaramente pop. Se in partenza Forever Never propaga i suoi cerchi concentrici in forme reiterate costruite su arpeggi acustici di chitarre e crescendo di pianoforte, poi Marz Im Park decanta una vecchia filastrocca tedesca disturbata da rumori, feedback e da voci in sottofondo, da onde notturne che aprono il varco per The River, piccolo gioiello del disco. Immaginate una suite di Jim O’Rourke concepita nella Foresta Nera, con tanto di lapsteel e vibrafoni acquatici e una coda di corni e tromboni che sale e monta chiudendo un cerchio fiabesco. Il disco si smarca però da queste forme, per aprirsi a passaggi più rarefatti di stampo Four Tet-iano (Tropige Trauben), a svisate emulazioni di sintetico pop ’80 (Some Things Do Fall) o a ibridi folk danzerecci testimoni di un fantomatico incontro, in casa Warp, tra Sufjan Stevens e i Royksopp (Biber & Enten). L’intento malcelato dei Marz viene smascherato, anche se in chiave ovviamente ironica, da The Pop Song, non proprio un brano da hit-chart, ma con un ritornello molto, molto appetibile. Wir Sind Heir è solo l’ultimo di una serie (che mai si esaurirà) di album che rappresentano capitoli minori della storia della musica: il loro potenziale è destinato a rimanere un’incognita per il grande pubblico, e così sarà per sempre, nei secoli dei secoli.
(7.1/10)
Scheda: Marz
Pubblicazione: 01 Novembre 2004
File under: Elettro Pop
2002-2009 SENTIREASCOLTARE music magazine. Registrazione Trib.BO N 7590 del 28/10/05
Editore Edoardo Bridda Direttore responsabile Antonello Comunale Coordinamento Gaspare Caliri
Programming Luigi Pastore Art Karin Andersen Grafica Roberto Piazza Web designing Edoardo Bridda
Info (info at sentireascoltare.com) | Ufficio stampa Alberto Lepri (alberto.lepri at sentireascoltare.com) Teresa Greco (eventi at sentireascoltare.com)
Pubblicità Music Network









