Recensione
North Head Lovley Midget
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Elettronica Voti redazione e staff

Lovley Midget

North Head

Family Vineyard

Vi ricordate quel continuo rombo di fondo nel film Eraserhead di David Lynch (1979)? Beh, se non avete presente questa modulazione sonora, vi basti sapere che è molto simile a quella emessa da un grosso radiatore o a quella elettroanalogica a bassa frequenza utilizzata nei film horror. No, no, non pensate a Hellraiser o cose simili: North Head non è un album thriller, è piuttosto un lavoro strumentale che cala l'ascoltatore in un'esperienza plumbea, lo immerge in un flusso di coscienza e lo perde nei meandri di una psiche che rielabora, in trance, l'ambiente circostante. Lovely Midget è il progetto della sola Rachel Shearer, neozelandese di Port Chalmers/Otago, pittrice d'ambienti sonori sottilmente inquietanti che, diversamente dal conterraneo Roy Montgomery, più incline a fascinose e austere visioni chitarristiche, preferisce sondare le insidie più terribili che giacciono sepolte nel sottosuolo della propria terra. L'iniziale North Head descrive un cataclisma in evoluzione: urla e gemiti galleggiano su una flebile e tentennante base elettronica; il punto di vista non è quello dell'uomo, della comunità, bensì quello imperturbabile della Natura che compie ineluttabilmente il proprio compito.

Dagli echi di disperazione, si passa quindi alle field recording dell'esplosione vulcanica vera e propria dove l'affascinante gorgoglio magmatico di Squall battezza un magnifico quanto mortifero fato. Da quel brano (il migliore dell'album) si perviene all'ecatombe di Fading e Heavy Weather (entrambi caratterizzati da un indolente sfregare di corde di violini e un boato di sottofondo), dove per "clima pesante" si fa probabilmente riferimento alle ceneri tossiche che, in seguito all'eruzione, piovono sulle abitazioni seminando morte. Finisce questo trittico di plumbea bellezza Raudive Rain, traccia fennesziana che dona un ultimo sguardo, attraverso un lungo piano sequenza, ai resti di una civiltà mentre una pioggerella, mescolandosi alle ceneri, forma una poltiglia grigiastra e fangosa. Swollen Dusk aprirà, attraverso un timido arpeggio e qualche suono concreto di seghe e strofinacci, una qualche speranza di vita, ma la psichedelia macabra à la Current 93 di Dolphin (presente anche nella title track) fa capire all'ascoltatore che nessuno è sopravvissuto: quelli che si intravedono sotto la coltre di macerie sono soltanto fantasmi che intonano un'incomprensibile filastrocca. A conti fatti, e dopo ripetuti ascolti, l'album non lascia una traccia forte di sé, riflesso probabilmente di una musicista complessa e forse irrisolta; tuttavia emana uno strano fascino, una forza oscura che potrebbe attrarre l'ascoltatore più paziente.

(6.0/10)

Scheda: Lovley Midget

Pubblicazione: 01 Gennaio 2004

File under: Elettronica

Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2003)

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