Recensione
The Four Walls Languis
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Indie Electro pop Voti redazione e staff

Languis

The Four Walls

Plug Research

Dedito a un pop elettronico dal tipico sound indie, ravvisabile un po' a prezzemolo nei salotti undergrund nord europei di questi anni, Four Walls è il quinto album dei Languis, un misconosciuto duo di emigranti argentini - ora residenti a Los Angeles - che cercano una propria ragione d'essere attraverso oculati innesti nel vitigno dei fratelli Acher (Notwist, Lali Puna…).

I Languis addizionano il flair synth pop dei New Order prima maniera e quello psichedelico di Stone Roses/Charlatans, entrambe realtà manchesteriane legate al ballo, che hanno caratterizzato altrettante tendenze oramai storicizzate del panorama musicale inglese (e non solo) degli anni Ottanta. Non mancano scampoli di Beatles e Beach Boys nelle armonizzazioni vocali; tuttavia, se tali spinte all'ibridazione presupporrebbero la ricerca di un nuovo ordine stilistico (o di un electro-clash), i risultati si risolvono in emulazioni mirate. Così, nella direzione primi '80, troviamo Never Now, brano neworderiano forte dei riff di chitarra di Paul Larson (membro degli Strictly Ballroom) e Locked in Circles, che da quelle influenze approda al dream-pop; mentre, nella seconda fine degli '80, fanno capolino The Turning Point e Constellations, dal tipico mood psichedelico à la Charlatans. Per il resto c'è poco o nulla da menzionare se non i difetti, che si ravvisano soprattutto in una produzione incauta. La foga di farcire le tracce con strati e strati di effetti, specie quelli di carattere più "distorsivo", non è indolore: a farne le spese sono principalmente i timbri che caratterizzano i sample; inoltre il volume non perfettamente calibrato dei vari strumenti crea in alcuni momenti l'inevitabile effetto di “disturbo non voluto”.

Da qui la sensazione che le tracce si assomiglino sempre più, ascolto dopo ascolto, e che non vi sia insomma un’identità che le faccia ricordare. Certo rimane impressa la piccola hit Never Now, ma non per meriti del gruppo, visto che sembra una cover della band che fu di Ian Curtis, e pure la ballata Side of the Road per dirla tutta scimiotta stucchevolmente un ritornello dei Beatles. Si consiglia l’album ai soli revivalisti '80 dell'ultima ora, che quegli anni non hanno vissuto, e pertanto s'avvicineranno a questo lavoro con il giusto spirito: un fugace ascolto al passo coi tempi che corrono, di chi ri-ascolta il passato a colpi di Minipimer.

(4.9/10)

Scheda: Languis

Pubblicazione: 01 Maggio 2004

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2004)

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