Un pizzico di stralunatezza à la Battiato, il sobrio giovanilismo di Garbo e certo wave-pop in stile Cure sono alcuni ingredienti della formula vincente dei Kyrie, quintetto milanese capitanato da Piero Sciortino approdato quest'anno alla PMA Records (Revolver, Marco Sanchioni) dopo una lunga gavetta e numerosi demo.
Le meccaniche del quinto unisce testi spensieratamente colti e pieni di immagini a chitarre di stampo indie-rock, un basso non lontano da Echo & The Bunnymen e soprattutto tastiere e synth che traghettano gli arrangiamenti verso atmosfere targate primi ’80; l’amalgama proposto nel corso delle undici tracce risulta così sicuramente riconoscibile, ma al tempo stesso freschissimo, tanta è la padronanza del gruppo con la materia affrontata. La scrittura visiva di Piero Sciortino rimanda a umori e epoche passate, accarezzando guerre e miserie urbane, libri di Kafka e architetture mitteleuropee; appoggiata su strutture semplici ma sempre azzeccate, rappresenta un must per chiunque volesse immergersi in sonorità di un certo tipo senza risultare posticcio o demodè.
Tante le influenze musicali, dal Battiato che fa capolino nella traccia d'apertura Lipsia 1933 (già la vediamo cantata a memoria ai concerti) e in quella piccola epopea incalzante di assoli emotivi che è l'Uomo Macchina, al Garbo più indie che si fa strada in Caffè Viennese, quadretto decadente che saggia il tempo della capitale austriaca; dal Bowie lunare di Ashes to Ashes in Abbandonandomi (e nella relativa ghost track, memore di certe atmosfere decadenti del periodo berlinese), allo spirito noir dei Tuxedomoon in Decadenze, passando attraverso lo spleen romantico dei Sound (Quello che non vedo), evidente in certe dinamiche tra gli strumenti, e il folk apocalittico di Nimloth Kirloth. Altrove si fa prepotente l’impronta di Robert Smith, tanto di quello languido e giovanile di Three Imaginary Boys / Seventeen Seconds (miscelato ai primissimi New Order) in Ritiro Estivo che di quello più pop in Spazi Bianchi Come Nuvole, ma in generale l’ombra del deus ex machina dei Cure si estende su tutto il lavoro, specialmente nelle parti vocali e in certi assoli di chitarra che rimandano al suo stile degli esordi.
In altre parole siamo a un passo da un autentico caso discografico; speriamo che i Kyrie godano del successo di pubblico che si meritano.
(6.9/10)
Scheda: Kyrie
Pubblicazione: 01 Gennaio 2004
File under: Wave
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