Recensione
Beyond the Stars Jimi Tenor
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Afro White soul Voti redazione e staff

Jimi Tenor

Beyond the Stars

Kitty-yo

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Continuando a scendere la china delle colonne sonore anni '70, "Mr cool" Tenor, appesi in studio di registrazione i santini di Barry White e Isaac Hayes, incide un ennesimo album di jazz-lounge orchestrale, ottimamente arrangiato, dal titolo che già è tutto un programma: Beyond The Stars.

Anche questa volta, il finlandese - ora residente e crogiolante a Barcellona- mescola soul dal tipico scazzo-sexy con dosi massicce d'incursioni fiatistiche,alternando partiture costituite da strati e strati di strumenti (anche elettronici)a mielose melodie esotiche; il tutto farcito di fusion, stacchi free-jazz,tribalismi, cori angelici, salsa, mambo, theremin, flauti peruviani e chipiù ne ha, più ne metta. Insomma, roba da colpo di scena in stile soundtrack, degna di un certo Zappa in versione bigband; niente di nuovo sotto il sole quindi, nulla che non sia già stato fatto e rifatto, macinato e triturato, negli anni di Starsky e Hutch e Charlie’s Angels… coll'unica differenza che il taglio dell'arrangiamento è spesso satollo di effetti e di tracotanze estetiche.

Tutto ciò non rappresenterebbe di per sé un difetto, ma nel momento in cui dietro alle luci del technicolor si celano mancanza di idee e ispirazione, diventa un limite. Viene da chiedersi se, oltre alla grandguignolesca voglia rètro (espediente fin troppo abusato di questi tempi), quest'album non rappresenti che la fissa di chi, salutato il freddo artico, si sciala a più non posso in un idillio climatico insperato. O, più semplicemente,se questo bel gioco non duri un po' troppo.

Forse proprio per questo (o per l'invidia di chi vi scrive), i 52 minutidi Beyond The Stars - salvo per Gamelavad,episodio a sé di musica lounge per sette sataniche, roba da Fugs,con tanto di voci bianche à la Philip Glass, ed Asteroid Belt, infarcita di umori zappiani e spericolate incursioni free alla Beefheart -corrono un grave rischio: la black music in esso contenuta potrebbe fareall'ascoltatore lo stesso effetto dell'amata nonadi Beethoven ad Alex di Arancia Meccanica dopo la terapia d'urto.Dunque, attenzione: i costumati chiacchiericci d’ugola nera, tra un basso avvolgente in stile AIR e consueti sinuosissimi sax,vi potrebbero far contorcere come un mocio Vileda strizzato nel secchio;valelo stesso per l’electro-latino à la Atom Heart (ovveroil Señor Coconut) disposto un po' a prezzemolo, che potrebbe darvi la mazzata finale.

Tuttavia, se siete a digiuno di codeste sonorità, il Zappa fusioneggiante non l'avete mai ascoltato, quel maschione di Isaac Hayes non sapete neppure che faccia abbia né tantomeno vi frega di fare della musicologia, andate a farvi un giro dal vostro negoziante e mettete questo cd sul lettore. Chissà, magari la giungla tenoriana potrebbe entusiasmarvi.

(5.0/10)

Scheda: Jimi Tenor

Pubblicazione: 01 Maggio 2004

File under: Afro White soul

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Edoardo Bridda
Edoardo Bridda (Album 2004)

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