Recensione
Dear John Loney, Dear
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indie pop Voti redazione e staff

Loney, Dear

Dear John

Polyvinyl Records

Gli svedesi Loney, Dear giungono con Dear John al traguardo del terzo album. Si registra il raggiungimento di una maggiore maturità stilistica, specialmente nello svilupparsi dell’impianto strumentale – sempre più stratificato e curato da campioni e suoni elettronici -, e di una più intensa introspezione della loro idea di pop. Infatti, essa si fa ancor più leggiadra e malinconica concedendo più spazio alla riflessione.

Ciò rappresenta simultaneamente un merito e un difetto: perché sì, le canzoni ora guadagnano in profondità emotiva, ma finiscono per stancare a un ascolto intero dell’album. Esclusione fatta per il buon “tiro” dell’apripista Airport Surroundings, di Everything Turns To You e di Summers, il resto dell’album si muove su più quiete e distese suite musicali, ora intensificandone la drammatizzazione con ricercate orchestrazioni, ora dilatandole con eteree sospensioni sonore. Come se i Grandaddy flirtassero con i Radiohead di Exit Music (For A Film), tanto per rendere l’idea: su tutte Under A Silent Sea, ballad lunare che si particolarizza con aggiunta di vocoder e innesti faithlessiani a contrappuntare, e Harm, costruita sul celebre e dolente Adagio di Albinoni.

Singolarmente, ogni episodio piace e persuade ma è la loro concatenazione a non convincere a pieno. Qualche più sbarazzino intermezzo avrebbe sicuramente giovato al risultato finale. Ma, nonostante ciò, Dear John è album coraggioso da considerarsi, comunque, un passo in avanti e innovativo nel loro percorso artistico.

(6.8/10)

Scheda: Loney, Dear

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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Andrea Provinciali
Andrea Provinciali (Album 2009)

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