Recensione
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Genere

Garage Punk

Data di uscita

Agosto 2004

Pubblicazione

01 Agosto 2004

Hunches (The)

Hobo Sunrise

In The Red Records

A un paio di anni di distanza dall’esordio Yes. No. Shut It, quell’allucinazione rock’n’rollche ha nome Huches ripete il colpaccio. Hobo Sunrise, uscito nell’ultimo scorcio della passata estate, concede poco o nulla ad un facile ascolto ma è pur sempre un bel sanguinar d'orecchi quello a cui l'ascoltatore è sottoposto.

Where I Am è l’opener: detonazione ennesima del potenziale dinamitardo implicito di una furiosa maniera d’approcciare la materia garage-punk. Le schegge di impuro suono-rumore esistono anche in questo platter, e verosimilmente resisterannoall’usura del tempo (poiché perennemente fuori dal tempo), comedimostra Compression, diabolica mandibola digrignate aguzzi dentigrass-punk senza valvole di sfogo per alcun tipo d’intellettualismod’accatto.Come dire: pura furia compressa e perciò esplosiva ildoppio (come ben insegnano i maestri del genere: i Pussy Galore).

Cantabili e pervase da un mood disperato e romantico sono invece canzoniquali AsThe Droning Fades On o la ballad ubriaca Nose Dive, ma è soloun attimo: Turkey Timer Pinocchio, breve scheggia dal titolo stravagante,esibisce violenza scalmanata nei suoi primi secondi per poi lasciarsi andaremelodrammatica,disperata e accecante come da perfetto manuale punk rock (in ciò figliasia dei Dead Boys tanto quanto dei Keggs,dai quali assimila lo schematismo pow wow ibridato a sincopi allucinate vocal-strumentali).

Chiude in bellezza This Human Behaviour, ancora una volta prigioniera del rumore più bruto ed ineducato, giocata sull’alternanza della coppia di chitarre, ruvide e roventi, e sull’alternarsi di silenzi angosciosi e risalite verso brulle lande vescicanti in cui la vocelede, graffia, scortica come un rasoio sulla viva pelle.

Le progressioniarmoniche, luride e sozze, sembrano essere il punto focale del discorsoarmonico nei nostri (si ascolti, per credere, l’avvampante chitarrapsichedelica che diffonde i suoi miasmi insopportabili al termine del succitatopezzo) e il lavoro, nel complesso, pare orientarel’artedel combo verso una forma di rock’n’roll ibrido e azzannante(le scansioni industrial, à la Pussy Galore, frammistea coretti anthemici tutti sbagliati in I’m An Intellectual).

Album eccelso di un gruppo eccelso dunque, Hobo Sunrise fa collidere in gabbie chitarristiche garage-noise di primissimo ordine, eccessi punkye scaglie psichedeliche, volute roots e romantici passi di danza, sofisticandoil tutto – all’insegna forse di un intellettualismo rovesciatoe inconsapevole d’essere tale – con dosi prevaricanti di fogaesecutiva e una voce che tutto strappa e rovina, vieppiù se messaa contatto con tradizioni musicali già ampiamente trattate (il grass-rootsdi Intellectual Hum, capolavoro di dizione chitarristica al rumor biancosospinta a tratti da giri elettrici blues e sudisti).

Captain Beefheat l’avrebbe forse apprezzata.

(8.0/10)

Massimo Padalino
Massimo Padalino (Album 2004)