Professione DJ. Questo l’unico segno particolare sulla carta d’identità di Jace Clayton. Uno che viaggia al ritmo di più di una compilation all’anno, per non contare le partecipazioni e i vari featuring. Un artigiano del supergruppo che comprende tra gli altri Shadow, Olive e Kid Koala. Gente che il DJ lo fa con le mani e con la testa e che scava nel playlisting. Rupture ci aveva da sempre abituato al peso del breakbeat. Ma in tempi di dubstep e di contaminazioni mesh, anche lui vira verso le sonorità 08. La sua proposta non è però un ennesimo dischetto ambientstep.
La compila che ci sforna è invece un viaggio verso le sponde della musica tout court. Indefinibiile e dinamico, trasversale e stilosissimo, questo Uproot ha nelle vene una componente che attinge energia dal dub, ma che dopo pochi minuti ci porta verso i lidi dell’estasi ethno-ambient. Sono pochi quelli che si possono permettere una raffinatezza degna di Clayton. Si parte con un richiamo al banghra inacidito da glitch IDM (Reef), si viaggia attraverso il dub più roots che mai (Elders, appunto) e si finisce per scontrasi con il muro di bassi dello step (Too Much). Ma la sorpresa arriva a metà. Una bordata di dolcezza dusteady con una voce che toglie il fiato e che pesca dalla tradizione. I Gave You All My Love è lo stacco che segna un punto di non ritorno verso l’ascensione al paradiso del mood trasversale che non può più essere definito ambient, bensì un miscuglio di opera, classica, field e atmosfera che sconvolge il ritmo (tra i nomi coinvolti guarda caso c’è Scuba).
Dal breakbeat stretto di Minesweeper Suite, il newyorchese ne ha fatta di strada e oggi ci sforna una delle più significative compilation di questo 08. L’eterogeneità diventa il collante per parlare del postmoderno. Musica senza barriere. Internazionale.
(7.8/10)
Scheda: DJ Rupture
Abbonati al feed di Marco Braggion