Malinconicamente abbandonato su un divano vittoriano,posa meditativa, sguardo rivolto altrove, a tre anni di distanza dall’ultimo Regeneration, Neil Hannon, mente (e ormai unico corpo) dei Divine Comedy, siripresenta al pubblico nella sua veste definitiva: l’ultimo dei dandy.E non poteva essere altrimenti: se nel disco passato l’irlandese si eravoluto confrontare, a mo’ di sfida, con la classica canzone pop-rock discuola McCartney-Wilson, (avvalendosi tra l’altro dei servigi di Sua Maestà NigelGodrich), per questa nuova, solitaria fatica opportunamente intitolata Absentfriends, il Nostro va senza indugio a rispolverare le sonorità che eranostate il tratto distintivo della Divina Commedia (periodo Casanova o giù dilì). Attenzione: non un semplice (e tornacontistico) ritorno al passato,piuttosto un riappropriarsi di quello che, secondo Hannon, è il linguaggio “pop” pereccellenza, ovvero la canzone decadente di ascendenza Jacques Brel, filtrataattraverso l’imprescindibile lezione del maestro Scott Walker, tenendobene a mente i pirotecnicismi orchestrali di Van Dyke Parks. Con la mano santa di Godrich (again!) al mixaggio, Hannon ci offre su un piatto d’argentoundici tracce avvolte in una mesmerizzante nebbia rétro, dense di classiche trovate melodiche, in un equilibrio compositivo invidiabile.
E se, fatte queste premesse, qualcuno potrebbe pensare a arrangiamentikitch e melensi, già l’ascolto della prima, eponima tracciamette in fuga ogni dubbio: il mezzo orchestrale, seppur indiscusso protagonistasonoro, è sempre e comunque funzionale alla melodia, veicolata dallavibrante, profonda, malinconica voce dell’ineffabile Mr. Hannon. “OscarWilde was a lonely child”, recita il dandy del ventunesimo secolo,su una cavalcata che suona walkeriana come non mai; su questi toni prosegueil nostalgico walzer di Sticks and stones, attraversata da unafisarmonica tanto cara alla chanson d’autore, mentre Leavingtoday, pur procedendosolenne ed enfatica, si avvale di un’atmosfera vagamente psichedelica.Il singolo Come home billy bird è senz’altro uno dei pezzipiù forti: vago incedere r’n’b del basso, chitarre spagnoleggiantie una linea vocale degna del primissimo Bowie, fino all’irresistibileritornello, affidato a cori in stile Julian Cope, cheinvoca il ritorno a casa di un uomo d’affari internazionale. ParafrasandoStuart Murdoch, potremmo dire: this is just a modern pop song.
Il resto del disco non è certo da meno, da My imaginary friend,ballata semiacustica tra ska e jazz guidata un indolente banjo, a Thewreck of the beautiful, memore delle atmosfere claustrofobiche e rarefattedel Walker più oscuro nonché del Brian Wilson più onirico,fino a Our mutual friend, quadretto drammatico d’archi à la Eleanor Rigby, con un corno che prende il volo a metà canzonee uno straziante finale in cinemascope. E se The happy goth è unaquasi bossa acustica alla Bacharach, con Freedom road sisfiora il capolavoro: accenni di country nella melodia vocale, base etereae impalpabile, suggestivocrescendo che tocca il cuore, lo artiglia, lo strazia impietosamente perpoi spegnersi improvvisamente. Dopo Laika’s theme, sorprendentestrumentale a metà tra la musica discreta di Eno ele canzoni desertiche dei Mercury Rev, Charmed life chiudeidealmente questo viaggio, stregandoci letteralmente dopo averci immersoin sonorità daluna park.
Fuori dal tempo e dalle mode, Neil Hannon è davvero l’ultimodei dandy, caparbio alfiere di una musica che, a partire da quel capolavoroassoluto che è Scott 4, è puro nutrimentoper il cuore.
(7.5/10)
Scheda: Divine Comedy (The)
Pubblicazione: 01 Maggio 2004
File under: Pop
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