Recensione
Universal Audio Delgados
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Indie Rock Voti redazione e staff

Delgados

Universal Audio

Chemikal Underground Records

È difficile immaginare la fertile scena indie scozzese degli ultimi dieci anni senza i Delgados e la loro Chemikal Underground. Sin dal 1994, attraverso i propri dischi e quelli pubblicati dalla prestigiosa label (il cui roster annovera, tra gli altri, Mogwai e Arab Strap), il quartetto di Glasgow ha saputo costruirsi una solida reputazione che oggi, alla luce di questo nuovo lavoro, appare ancora più credibile.

Messi da parte tanto la calligrafia spiccatamente indie degli esordi, quanto gli (elegantissimi) “eccessi” di produzione – cortesia dell’ex Mercury Rev Dave Fridmann - che avevano caratterizzato gli ultimi due long playing (The Great Eastern, 2000 / Hate, 2002), i Delgados abbracciano totalmente la fede pop, spaziando agilmente tra i canoni imposti in questo genere negli ultimi quarant’anni (con una certa predilezione per certe sonorità inglesi anni '80). In un territorio tanto consumato quanto impervio (per chi non vi è avvezzo), i Nostri dimostrano di poter ormai tranquillamente camminare con le proprie gambe, forti di un’inossidabile scrittura che non teme confronti con modelli importanti. Il fulcro di Universal Sound, ancor prima che nei suoni e nelle composizioni in sé, risiede nelle melodie vocali, ingrediente di base di ogni canzone pop che si rispetti. Aldilà degli artifici sonori (tra l’altro usati sempre opportunamente), sono proprio le linee disegnate dalle voci di Emma Pollock e Alan Woodward che rendono memorabili la maggior parte di questi brani, a partire dalle cadenze marziali di I Fought The Angels (che, oltre al titolo, presenta più di un’assonanza con I Fought in a war dei conterranei Belle and Sebastian) e dallo spavaldo pop di Is This All That I Came For? (pura scuola XTC, forse l'influenza maggiore di quest'album).

L’alternarsi di brano in brano dei timbri vocali e dei toni rende l’ascolto equilibrato e mai noioso: tra jingle jangle pavementiani (Everybody Come Down), ballatone struggenti à la Morrissey (The City Consumes Us), spaziali derive psichedeliche (Bits of Bone o Now And Forever, tra Pink Floyd, Grandaddy e Mercury Rev) non sembra esserci nessun calo di ispirazione; a palesare tale stato di grazia, episodi particolarmente riusciti come Girls Of Valour (riff gigione in stile Flaming Lips, memorie di Aztec Camera - li ricorda ancora qualcuno? -, contrappunti vocali alla Beach Boys) e la coinvolgente Keep On Breathing (strepitosa ballata sincopata alla Bacharach, non troppo lontana da certe suggestioni Broadcast). Nel complesso, tutto suona sempre fresco, senza cadere in sterili emulazioni o (peggio ancora) in inevitabili manierismi.
Concludendo, Universal Audio non rinuncia ad essere classico nel senso più nobile (e meno ammuffito) del termine, risultando vincente proprio per questo.

(7.3/10)

Scheda: Delgados

Pubblicazione: 01 Settembre 2004

File under: Indie Rock

Antonio Puglia
Antonio Puglia (Album 2004)

Rss
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