Recensione
No Cities Left Dears (The)
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Indie Pop Voti redazione e staff

Dears (The)

No Cities Left

Bella Union

Una visione pop un po’ barocca un po’ prog sembra essere il nuovo eldorado per le generazioni di nuovi musicisti cresciuti a pane e brit-pop. Roba d’autore ovviamente: Blur, Pulp, Gene e, dulcis in fundo, i sacri Smiths frullati nella pomposità dei Genesis meno stucchevoli o tendenti dalle parti della Canterbury più orecchiabile. Qualcosa del genere si è ascoltato negli album dei Doves e nel primo degli Elbow (e solo in quello). Ecco il punto: i Dears vogliono arrivare dove gli Elbow hanno fallito, oppure continuare il discorso interrotto dagli Smiths di Strangeways, Here We Come (quelli più orchestrali, romantici, sentiti….)?

Il paragone con Moz & Co. è quasi un dovere, soprattutto quando, in Don't Lose The Faith, la voce di Murray A. Lightburn canticchia i suoi “La La La La” proprio come avrebbe fatto il fu Smiths, e laddove Natalia Yanchak accompagna il leader nel duetto di 22: the death of all romance (qui puro Damon Albarn-clone) sembra quasi di riascoltare i vecchi duetti di Monsieur Gainsbourg. Non sono influenze inglesi quindi, ma una visione totale, romantica e “adulta” del verbo pop: che si tratti di psichedelia alla tardi Pink Floyd (Expect The Worst/’Cos She's A Tourist) o di eleganza alla Blur (Warm And Sunny Days già suona come la nuova To The End ) non ha importanza. Con i The Dears il pop da cameretta cresce e pensa al futuro, cosi come la coppia Simon Raymonde/Robin Guthrie, che con No Cities Left aggiungono un altro tassello alla sempre più presente Bella Union.

(7.5/10)

Scheda: Dears (The)

Pubblicazione: 01 Ottobre 2004

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Gianni Avella
Gianni Avella (Album 2004)

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