Nella nostra stupida, e sempre troppo poco "veramente" stupita società, domina la figura musicale dell’eroe-strumentista individuale. Il solista, sia esso il guitar-hero lungocrinito delle folle metallare, il virtuoso di piano o canto per le sale da concerto borghesi, o, in altri campi, il pittore intuitivo e il poeta sentimentale piuttosto che feroce, sostiene ancora la parte del leone. Le plebi, le masse, tiranneggiate da pochi (o da troppi che siano), non capiscono il valore della collaborazione ‘a più: a più mani, a più menti, a più cuori.
Non si tratta qui di valutare formazioni di gruppo come i collettivi artistici e i movimenti (l’inizio Novecento avanguardistico del Cavaliere Azzurro o di Dada), né di considerare i ‘lavori a più mani’ codificati, con accezioni gerarchiche peculiarissime, da orchestre sinfoniche e gruppi rock. La democrazia in musica, intesa come ugual misura del tempo ripartito fra le parti dedite alla creazione artistica, esula, in tutti i casi sopracitati, della simultaneità e contemporaneità del gesto esecutivo-compositivo.
A portare fuori la musica da queste anguste prospettive dittatoriali furono per la prima volta, lontani nello spazio, non nel tempo, sicuramente nell’estrazione socio-economica-culturale, due giganti della musica novecentesca: Luois Armstrong e Anton Webern. Quando il primo, coi suoi Louis Armstrong’s Hot Five, registrava Got No Blues, l’altro si dedicava alla composizione del rivoluzionario Trio For Violin, Viola and Cello.
L’anno corrente era il 1927. La tirannide, bruta e spietata, del dominio tonale in crisi da almeno un trentennio (Notte Trasfigurata di Schoenberg data 1899) viene definitivamente crocefissa. Dall’una come dall’altra parte dell’Atlantico. Un principio di democrazia, un germe di quella che sarebbe divenuta, grazie a questi due atti fondanti, la rivoluzione europea che nei Sessanta, ancora da venire, portò alla formulazione della cosiddetta improvvisazione libera (metà figlia del jazz, Luois Armstrong, e metà figlia del classicismo viennese d’inizio secolo, Webern appunto ma non solo) si è oramai stabilizzato.
“If the utopia of art were actualized, art would come to an end” (Theodor Adorno)
L’improvvisazione collettiva, certo è pratica di individui… con tutti i limiti degli stessi, scavalca definitivamente l’assunto adorniano per parzialmente smentirlo. Voci divergenti, empatiche, simpatiche, coerenti nell’incoerenza del suono sbrigliato, sbagliato, "democratico", che contende il primato al componimento (da secoli e suo malgrado detentore del patentino artistico paternalistico nel far musica) digrignano i denti anche in questo ennesimo, superbo esempio, di free-jazz (s)consacrato all’improvvisazione colta, di accademia classica devota agli stili poliarmonici del jazz emancipato da Armstrong.
Di cosa stiamo parlando? Del disco dei Conditions A Bright Nowhere - metaforico ed emblematico sin nel titolo sceltosi – dove Nathaniel Catchpole (sax tenore), Jamie Coleman (tromba), Alex James (piano), John Edwards (basso) e, soprattutto, Eddie Prevost (batteria) indagano, sulla scia degli illuminanti scritti di musicistica di Eddie medesimo, il lato democratico/autocratico del comporre all’istante, di ciò che insomma per anni ha voluto essere sinonimo, nelle avanguardie europee più elitarie e smaliziate, di "modernismo" musicale tout court.
Improvvisazione libera, quindi: libera – nei sei componimenti del cd: Never, never, Digging, Sky Pie, Cockoo Cloud, Unutterable e A Bright Nowhere – di imporre l’utopia di un’arte intesa come rapporto di interazione totale ed istantanea di ogni musicista con gli altri, l’esecuzione e l’eseguito (la partitura stessa, e i generi che essa propone) a livelli di godibilità e classicità assoluti. Smentendo e confermando, ad un medesimo momento, tutto quello che abbiamo scritto e blaterato sull’improvvisazione teoretizzata e non suonata: una parte di jazz, una di musica da camera e l’incantesimo free della musica impro è nuovamente perpetuato, rinnovato. Con buona pace dei suoi detrattori.
(7.0/10)
Scheda: Conditions
Pubblicazione: 01 Gennaio 2004
File under: Avant
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