Recensione
All Aboard Future These Are Powers
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electro Voti redazione e staff

These Are Powers

All Aboard Future

Dead Oceans

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Questo è quello che vorremmo da un genere. Esplorare i confini – in questo caso dell’electro - ma mantenere riconoscibili i riferimenti classici. Creare accostamenti inediti. Riprovare strade che si sono dimostrate pericolose – pensiero fisso alla parabola post-El Guapo, e ogni esempio di ciò che sarebbero potuti diventare scegliendo altre strade mette amarezza da un lato e speranza (per il nuovo) dall’altro.

Tanto ci sarebbe bastato per caldeggiare l’ascolto di All Aboard Future, nuova prova per These Are Powers. Ad aggiungere interesse nei confronti di questa uscita c’è poi anche la recente storia della band, con l’auto-definizione “ghost punk” che, come si ricordava su SA,  i TAP proponevano per se stessi fino allo scorso Taro Tarot. Va allora sommato a quanto detto lo scarto qualitativo dei generi; e pensate a come sia possibile cercare un ancoraggio (di velcro, naturalmente) a tutto lo spettro dell’electro, dalla sua declinazione pop all’industrial music for industrial people, dai Brainiac alle spezie digital hardcore.

Si parte così con una versione più tirata dei Blow con Easy Answers; drum machine, colori, aperture, niente di risparmiato, nessun lavoro di sottrazione; si va più in là, rasentando gli Adult, con Life Ob Boards; si incrociano le due proposte con Double Double Yolk. Ma che ne è allora del fantasmatico e scheletrico suonare cui ci ha abituato la formazione? Proprio qui sta l’asserzione del disco, ci pare. Sì perché è nella mimesi di Genesis P-Orridge di Light After Sound riscopriamo il velo oscurantista della prima industria fatta a musica, e i These Are Powers sono in grado di metterci dentro un riff tecnologico ma pur sempre chitarristico, ponte (come etimo vuole) tra il prima e il dopo, il rock e l’elettronica, il fantasma, lo scheletro e la carne.

Insomma, pur corpulenta, anche questa elettronica è scarnificata. Ossimorici i These Are Powers. E, cosa che li rende ancora più convincenti, gente in grado di far risbucare la propria ontogenesi nella filogenesi di questo ultimo lavoro. Non un capolavoro, ma una prova difficile e superata.

(7.0/10)

Pubblicazione: 01 Febbraio 2009

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