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Here Comes The Hoo Boohoos
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glam rock Voti redazione e staff

Boohoos

Here Comes The Hoo

Spittle

In Germania i musicisti locali ascoltarono il r’n’r e ne trassero il krautrock. In Italia quando arrivò la new wave fu gara a chi riuscisse a somigliare di più ai modelli anglosassoni. E via dicendo. Può essere, ma i Boohoos furono una mezza stagione. Mettersi a fare glam rock nella seconda metà degli anni Ottanta deve aver significato qualcosa come battere il pungo sul tavolo per spazzare via le tappe obbligate, per rincorrere la rincorsa di cui sopra – benché alcuni membri della band fecero gavetta nell’hc nostrano.

Ne vennero fuori un demo (Bloody Mary, 1986), un LP (Moonshiner, 1987), un EP (The Sun, The Snake And The Hoo, 1987) e una buona risonanza a livello nazionale, con qualche puntata tattica lassù, nel mainstream. Qualche mese fa Spit/Fire (divisione Spittle, e come poteva non esserlo) ha stampato una sorta di summa/selezione delle tre produzioni della band, e la intitola Here Comes The Hoo. Bisogna ammettere che quel rockaccio fatto di riff e urla d’Iguana (Downtown Train), solo all’apparenza dannato e melmoso, in realtà divertito e diventerete, conserva anche oggi la sua freschezza. Si sente che la band amava allo stesso modo tanto Black Sabbath (vi ricordano niente ritmo e riff delle strofe di Meet Us?) quanto New York Dolls. Si sente la determinazione. Si sente Detroit ma anche un pizzico di Pesaro. Nella sfacciataggine forse, chi lo sa, magari menefreghismo; insisto: è determinazione; e coinvolge come la cover di Search And Destroy, o, ancora meglio, come Bloody Mary – voodoobilly manualistico, forse, però che spasso.

(7.0/10)

Scheda: Boohoos

Pubblicazione: 01 Gennaio 2009

File under: glam rock

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Gaspare Caliri
Gaspare Caliri (Ristampe, Compile, Live 2008)

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